Habitat sardo e il Diabete di tipo 1

Oltre la frontiera della genetica: l’habitat sardo e il Diabete di tipo 1

Marco Songini, responsabile Comitato Lotta al Diabete, ci racconta quali studi vengano portati avanti relativamente alla correlazione tra ambiente sardo e diffusione del Diabete di tipo 1

Data Articolo: 14/05/2018 10:21:00
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In famiglia, tra gli amici, nella cerchia dei conoscenti abbiamo spesso sentito parlare di diabete.

Il Diabete di tipo 1 (T1D) è la malattia cronica endocrina più diffusa nell’infanzia e nella giovane età; sarebbe il risultato della distruzione autoimmune delle cellule beta del pancreas produttrici di insulina e richiede un trattamento insulinico sottocutaneo per tutta la vita. Ma sapevate che Ambiente e alimentazione sani potrebbero evitare l’esposizione a determinati fattori di rischio e essere l’inizio di una possibile prevenzione della malattia?

Marco Songini, responsabile Comitato Lotta al Diabete, ci racconta quali studi vengano portati avanti relativamente alla correlazione tra ambiente sardo e diffusione del Diabete di tipo 1.

"Sono stati ottenuti recentemente ulteriori progressi tecnologici nel trattamento e nella qualità della vita dei diabetici, quali l’utilizzo di microinfusori per insulina e sensori (Holter) per la glicemia, ma ancora non si è trovata nessuna cura e sono incerte le cause iniziali della malattia di natura autoimmune, per cui è ancora lontana la sua possibile prevenzione.

Ad oggi è parzialmente nota la genetica che predisporrebbe alla malattia, questa da sola non basta però a spiegare l’elevato rischio del diabete aumentato rapidamente in tutto il mondo nelle ultime decadi.

Non è ancora noto quindi l’ulteriore motivo per cui alcune persone sviluppano il T1D sebbene sia accertato che fattori ambientali potrebbero contribuire alla sua insorgenza nelle persone geneticamente predisposte, avviando l’autoimmunità e accelerando così la distruzione delle cellule beta fino alla comparsa clinica. L’identificazione di tali fattori è ancora molto complessa ma condiziona la possibile prevenzione del T1D".

Essere insulino-dipendente non è facile, spesso ci si adatta alla situazione cronica, altre volte però si vivono momenti di profondo sconforto, insomma imparare a fronteggiare il diabete richiede pazienza e forza di volontà.

C'è da dire, però, che sono notevoli i progressi scientifici nel trattamento e nella qualità della vita dei pazienti, ma ancora, purtroppo, non c'è nessuna cura.

"Negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi volti alla diagnosi precoce e alla conseguente prevenzione del T1D. Il TRIGR (Trial to Reduce IDDM in the Genetically at Risk) è stato il primo studio di prevenzione (nelle persone geneticamente predisposte) del T1D al mondo, iniziato nel 2002. Ipotesi dello studio era che la precoce esposizione al latte vaccino avrebbe potuto accelerare la distruzione delle cellule produttrici di insulina nei soggetti predisposti. Lo studio TRIGR è stato avviato in 77 centri nel mondo, con circa 3000 bambini (ad alto rischio) reclutati. Questi hanno ricevuto il latte vaccino modificato o il latte vaccino classico per i primi 6 – 8 mesi di vita. In seguito, sono stati seguiti annualmente per valutare l’eventuale insorgenza del diabete. I dati finali, pubblicati a gennaio, hanno mostrato che la prematura esposizione al latte vaccino non ha nessuna influenza sul T1D; allo stesso modo anche gli altri studi di prevenzione del T1D non hanno dato risultati.

Perché il rischio di T1D starebbe aumentando? Quali sono i fattori ambientali che favorirebbero questo aumento? Recenti studi hanno collegato la presenza elevata del batterio Micobacterium Avium Paratubercolosis (MAP, frequente nel latte vaccino) all’insorgenza del T1D. Altri hanno suggerito un altro fattore scatenante quale l’esposizione a metalli pesanti, già associati allo sviluppo di altre malattie autoimmuni spesso associate al T1D (Cluster autoimmune: Sclerosi Multipla, Celiachia, Tiroidite di Hashimoto ecc...)".

Ci spiega sempre Marco Songini che i risultati di una ricerca eseguita in Sardegna suggerirebbero un ruolo protettivo dello zinco sullo sviluppo della patologia.

"I risultati della nostra ricerca eseguita in collaborazione col gruppo di Geologia dell’Università di Cagliari condotto da Paolo Valera, suggerirebbero un ruolo protettivo dello zinco sullo sviluppo della patologia e la sua carenza potrebbe essere uno dei fattori scatenanti. Altri autori hanno suggerito l’effetto protettivo dell'irradiazione solare e/o un ruolo della carenza di vitamina D sul rischio di T1D. I risultati di un altro nostro studio - condotto sempre con il gruppo di Geologia di Paolo Valera - per valutare la possibile relazione tra i livelli di irradiazione solare e il rischio di T1D in Sardegna, sembrano coerenti con l’ipotesi del ruolo protettivo dell'esposizione al sole sull’insorgenza del diabete.

Tutto ciò ci porta a ipotizzare che il rischio del T1D possa aumentare a causa di molteplici fattori. Il MAP, i virus comuni, i metalli pesanti, la carenza di Zinco e la carente esposizione all’irradiazione solare insieme parteciperebbero a innalzare il rischio di T1D.

Il puzzle è ancora da completare: quali i fattori ambientali che in relazione alla genetica, sarebbero realmente coinvolti nella patologia e nella sua prevenzione? Una sana alimentazione e un ambiente sano potrebbero evitare l’esposizione a determinati fattori di rischio e potrebbe quindi essere l’inizio di una possibile prevenzione del diabete".

(Ha collaborato Carla Mannu, Biologa Study Coordinator)

Per saperne di più segui http://www.asrisonlus.it/



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