Maria Rita Piras e Antonio Strinna raccontano D'Annunzio a Luna Piena al Parco vestiti d'azzurro

Luna Piena al Parco nel patio dei gelsi di Casa Regina Margherita Onlus

In occasione della terza edizione della manifestazione, il racconto ha messo in evidenza il grande amore che il Vate aveva per la nostra terra, visitata nel 1882 negli anni della sua gioventù

Data Articolo: 17/07/2018 10:00:00
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Brunilde Giacchi

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Tra le fronde dei due antichi gelsi del patio di Casa Regina Margherita Onlus, in piazza S. Pietro a Sassari, si sono ritrovati soprattutto i cultori della poesia di D’Annunzio, in occasione della luna piena di giugno durante la manifestazione Luna Piena al Parco organizzata dall’Associazione Ma… donne insieme a Casa Regina e patrocinata dal Comune e dalla Provincia di Sassari insieme al Laboratorio dei Saperi, giunta oramai alla sua terza edizione.


Una luna piena suggestiva non solo per gli spazi opportunamente illuminati dalle sole candele sparse per il patio, ma soprattutto per il colore azzurro che ha dominato sia l’angolo destinato all’intervista che tra gli abiti indossati dal pubblico, accolto con calore dagli organizzatori che si sono premurati di illuminare con torce tutto il percorso che dal cancello porta al Patio dei Gelsi. A presentare la serata la presidente di Ma… donne, la giornalista Brunilde Giacchi, la quale si diletta per l’occasione a riunire tutti gli amanti della poesia.

Perché ricordare D’Annunzio? Per il semplice fatto che ricorrono gli ottanta anni dalla sua morte, afferma l’ideatrice del progetto, e dopo aver visitato a Pescara la sua casa natale, oggi museo, mi sono resa conto quanto fosse importante dedicargli un ricordo anche a Sassari.

A parlare del Vate sono stati infatti la professoressa Maria Rita Piras e lo scrittore Antonio Strinna i quali, comodamente adagiati sul divanetto di vimini ricoperto da drappi azzurri, hanno messo in luce tutti gli aspetti del grande poeta che la politica del dopo guerra ha relegato in un angolo, avvolte irraggiungibile, dei programmi scolatici. Molti dei presenti, intervenuti leggendo le opere del Vate, hanno dichiarato che di D’Annunzio avevano un vago ricordo e non a causa dei troppi anni trascorsi dal momento in cui lo avevano studiato, ma per la poca attenzione posta dagli insegnanti degli anni ’60, ’70 e oltre.

Un racconto che ha messo in evidenza il grande amore che il Vate aveva per la nostra terra, visitata negli anni della sua gioventù, dopo che aveva circolato una fastidiosa notizia che lo deva per morto. Una visita che durò alcuni mesi, in compagnia di Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella, affermati scrittori e giornalisti della rivista “Capitan Fracassa”. A quei tempi i viaggi non duravano il tempo di un week end come accade oggi e sbarcati a Terranova, l’attuale Olbia, i tre visitarono Alghero, Nuoro e Oliena. Fu poi la volta di Cagliari e Villacidro dove fu accolto con i dovuti onori nella villa del professor Todde, da qui ebbe modo, insieme ai compagni di viaggio, di visitare la cascata di Sa Spendula.

La cittadina del Medio Campidano, meta di villeggiatura estiva, anche di alcuni esponenti dell’alta borghesia britannica, francese, ligure e piemontese, sul finire dell’Ottocento, appariva già allora, ricca di stimoli ed animata da un grande fervore intellettuale.

Non fu solo D’Annunzio a subirne il fascino. Più tardi, Edoardo Scarfoglio, da Roma scriverà queste parole: “Villacidro, un pezzo di Svizzera sarda, un piccolo paradiso pieno di berrettoni neri e di saioni di pelle d’agnello e di caprari, accovacciato tra il Montiomo e il Cuccureddu”. D’Annunzio promise varie volte di tornare in Sardegna.

Nel 1893 comunicava a Stanis Manca la sua “nostalgia della Sardegna da dodici anni, come d’una patria già amata in una vita anteriore”. E nello stesso anno scriveva ad Ugo Ranieri la sua intenzione di ritornare per scrivere un libro. Ma nonostante le promesse e le intenzioni, il Vate non fece mai più ritorno in Sardegna da quel lontano 1882.

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