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Carrasegare – Carnevali di Sardegna: mostra delle tavole pittoriche dal libro di Lorenzo Cuccuru
Frutto di una lunga e approfondita ricerca dell'autore
Dal 24/01/2016 al 14/02/2016

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Descrizione,storia e curiosità sulle maschere dei carnevali della Sardegna,
frutto di una lunga e approfondita ricerca che l’autore ha condotto personalmente negli anni,recandosi direttamente nei luoghi dei carnevali tradizionali sardi e parlando con gli anziani dei paesi.
Inaugurazione Domenica 24 Gennaio 2016 alle ore 17.00 alla presenza dell’autore

Orari di apertura: dal martedì alla domenica,dalle 10.00 alle 17.00 (chiuso il lunedì)

INGRESSO GRATUITO

Lorenzo Cuccuru,nato a Pozzomaggiore (SS),vive ed opera a Carbonia (CI). Pittore autodidatta,predilige la tecnica dell’olio a spatola con la quale ha realizzato anche le cinquanta tavole di questa opera. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive. Ha pubblicato nel 2011 il libro di immagini “Contos de foghile – Figure fantastiche della tradizione popolare sarda”,nel 2013 il libro illustrato “Carrasegare – Carnevali di Sardegna”.

"Ormai viviamo in piena globalizzazione ed è normale che in tanti paesi si senta il bisogno di riappropriarsi della propria identità. Mai infatti come oggi la lingua e le tradizioni vengono rivalutate,sentite come una necessità per non scomparire nel mare magnum del livellamento culturale.

Tante persone avvertono il bisogno di sentirsi se stesse,entro un microcosmo ben definito. Il plurilinguismo,la televisione,internet ci fanno sentire cosmopoliti,portandoci in tempo reale le notizie dal mondo intero. Una realtà che pur avendo i suoi lati positivi ne mostra uno estremamente negativo: ci spersonalizza perché viene meno quella precisa connotazione che ci siamo portati dietro per decine di secoli. Questo fenomeno,avvenuto troppo rapidamente,ci disorienta e sotto un certo aspetto ci impoverisce. Da qui la reazione,il desiderio di riaffermare una identità ben precisa,con un passato ricco di tradizioni,di usi e costumi attraverso i quali si è formata la nostra personalità.
Per questo si sente il bisogno di un certo recupero. Alcuni hanno ripreso a parlare e a scrivere in sardo,si rievoca e si raccoglie quell’immaginario collettivo fatto di esseri fantastici e tenebrosi e si riesumano le maschere tradizionali che nel passato erano presenti in ogni paese. Molte sono state abbandonate da secoli e nella maggior parte dei casi dimenticate. In alcune località se ne aveva un vago ricordo per sentito dire dai nonni,in altri se ne era perduto persino il nome. Soltanto pochi paesi,seguendo il filo del ricordo tramandato,avevano saltuariamente continuato il mascheramento etnico dei loro padri,altrove invece non se ne era più parlato ritenendo l’usanza troppo retrò e in contrasto col “progresso” che avanzava a grandi passi e nulla aveva a che vedere con maschere vestite di pelli e munite di corna. Ma col tempo tante persone hanno compreso che l’abbandono della lingua dei padri,dei canti popolari,delle feste tradizionali e delle mascherate,per seguire modelli d’Oltralpe,portava progressivamente ad un impoverimento della propria identità. Da qui la necessità di tornare in una certa misura a “su connottu”,al recupero,ove possibile,di feste e balli,e dunque anche al carnevale d’un tempo,che da noi non era carnevale,ma “carrasegare”,termine assai diverso per etimologia e significato. Carrasegare significa carne viva da lacerare,specie quella umana. Il rito infatti si riferiva alle antiche feste in onore di Dioniso,dio dell’ebbrezza e della vegetazione,datore di pioggia alla terra assetata.

Il nome di Dioniso Mainoles,come lo chiamavano i Greci,in Sardegna si era corretto in Maimone,toponimo di tante fonti e sorgenti,e con tale nome i Sardi hanno continuato a chiamarlo legato alle maschere,specie quando ancora si sapeva che tale travestimento si faceva per richiedere la pioggia e la fertilità e per commemorare la passione e morte del dio smembrato e divorato dai titani. Questo dio che ogni anno moriva e rinasceva con la vegetazione era rappresentato da una vittima sacrificale che i suoi seguaci strattonavano e pungolavano fino a rappresentarne la morte simbolica cui faceva seguito la sua rinascita. Naturalmente,col tempo,sono avvenuti degli adattamenti e ogni paese ha sintetizzato a modo suo quella che in tempi lontani era la cerimonia più sentita nel mondo agropastorale,ove si invocava il nome di Maimone per la sopravvivenza di uomini e animali. Illustrando le maschere che in questi ultimi anni sono state riesumate in numerosi paesi,Lorenzo Cuccuru,pittore e ricercatore,ha fatto un’operazione culturale degna di encomio perché in modo chiaro e sintetico ha fornito notizie essenziali sul loro ruolo,recuperandone i nomi e gli atteggiamenti e raffigurandole nella loro forma attuale. Lavoro utilissimo,a prescindere dal pregio artistico,per far conoscere alla gente questo aspetto della nostra cultura che col passare degli anni era stata quasi totalmente dimenticata.
 Dolores Turchi"


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