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Debutta nell’Isola lo spettacolo “La mia Odissea”
Dal 15/04/2015 al 18/04/2015

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Si alza il sipario su “La mia Odissea” di Marina Thovez,originale rilettura,in chiave di moderna commedia,del celebre poema attribuito ad Omero: la pièce firmata Ludus in Fabula debutterà nell’Isola sotto le insegne del CeDAC (nell’ambito del XXXV Circuito Teatrale Regionale Sardo,con lo slogan “Giù la Maschera!”) – in prima regionale

Mercoledì 15 aprile alle 21:00 al Teatro Comunale di San Gavino Monreale,per approdare giovedì 16 aprile alle 21:00 al Teatro Civico di Alghero,venerdì 17 aprile alle 21:00 al CineTeatro "Olbia" di Olbia e infine sabato 18 aprile sempre alle 21:00 al CineTeatro Montiggia di Palau.

Nel cast dello spettacolo (prodotto da Ludus in Fabula): Grazia Di Mauro,Mario Finulli,Gianluca Iacono,Felice Invernici,Antonio Paiola,Federico Palumeri e Patrizia Scianca; le evocative scenografie sono di Nicola Rubertelli e la colonna sonora è firmata dallo stesso Aco Bocina.

Ironico affresco di un’antica civiltà – fortemente intrisa di un sentimento del divino,e dell’arcano – in cui le umane passioni subiscono l’influsso del volere,spesso capriccioso,degli abitanti dell’Olimpo,“La mia Odissea” racconta le peripezie di Ulisse,l’eroe greco vincitore della guerra di Troia,prigioniero sulla via del ritorno dei venti avversi e delle correnti,oltre che della malìa di sapienti maghe come Circe e seducenti ninfe marine come la bella Calipso,alla luce di una sensibilità contemporanea. Sotto i riflettori la stessa Marina Thovez (che firma anche la regia dello spettacolo),insieme all’attore e comico Mario Zucca,e a un’affiatata compagnia formata da Cristina Renda,Federico Palumeri,Patrizia Scianca,Lorenzo De Iacovo,Antonio Paiola e Felice Invernici; le evocative scenografie che rimandano ai paesaggi dell’immaginario sono di Nicola Rubertelli e la colonna sonora è firmata,e eseguita dal vivo,da Aco Bocina al mandolino,in duo con il chitarrista Manuel Fernando Augusto.

Se il re di Itaca sembra condannato a vagare per sempre in terre lontane,senza mai più toccare il suolo dell’isola natìa,la sua lunga assenza segna un pericoloso vuoto di potere: la casta Penelope,moglie fedele e madre dell’erede al trono,è costretta a difendere la posizione e il rango,forse la stessa vita del figlio usando le identiche armi dell’ingegnoso sposo. La regina attende ancora l’arrivo del marito: gli altri comandanti e gli eserciti superstiti son già tornati alle loro case ma l’artefice del fatale cavallo con cui i troiani ignari introdussero morte e distruzione tra le mura della loro città sembra disperso; e in quel tempo interminabile ella governa e tiene a bada la tracotanza dei proci,indolenti e ambiziosi e resi sempre più audaci dalla prolungata lontananza del legittimo sovrano.

La leggendaria pazienza di Penelope che tesse e disfa la sua tela,costringendo i pretendenti ad aspettare la realizzazione di quella preziosa opera di tessitura per avere il suo responso,è il simbolo della costanza e della virtù femminile: donna saggia e coraggiosa,ella conserva la sua dignità,e libertà,senza piegarsi a minacce e ricatti,si fa custode della casa e del talamo,sacro simbolo delle nozze e cresce per i dieci lunghi anni di guerra,e altri dieci di inatteso silenzio,quel bambino che prenderà il posto del padre,legittimo rampollo della stirpe di Ulisse.

L’inganno sottile celato fra i segreti dell’arte della tessitura – pur tra i sospetti – non viene svelato fino all’ultimo e proprio nel momento cruciale,quando la sovrana si accinge a scegliere tra gli arroganti giovani aspiranti al regno,colui che le sarà compagno,ricompare nel suo splendore guerriero,reso più affascinante e come ringiovanito dalla dea Atena,il padrone di casa,che rivendica il suo ruolo e riafferma con le armi il suo potere. Una feroce vendetta,una strage che cancella l’onta e la minaccia del tradimento,segna il ritorno dell’eroe: Ulisse,più ricco d’esperienza,protagonista di mille avventure,riprende il suo posto ma,come insegna il mito,la sua sete di conoscenza lo spingerà ben presto a ripartire.
Uno sguardo contemporaneo non può che sottolineare le differenze di comportamento tra la donna,fedele e casta,padrona della casa e della situazione,e l’eroe ricco d’ingegno che tra un naufragio e l’altro,la fuga da Polifemo e la tentazione dell’oblio offerto dai fiori di loto,si lascia sedurre dalle splendide maghe,ninfe e principesse,senza che quel tradimento infici,in alcun modo,la sua dignità regale o ne oscuri la fama guerriera. Le possibili rivendicazioni di Penelope,nobile regina,condannata ad una sorta di vedovanza,la sua amarezza per il sacrificio,in nome dell’amore del figlio,forse,più che del marito,si confrontano con le ragioni di Calipso,ninfa marina,a sua volta innamorata dello straniero giunto sulla sua isola,e ben decisa a tenerlo legato a sé,mentre egli,stanco di guerre e di morte,di fughe e di inganni,di malizie e capricci divini,ambisce alla quiete domestica nella sua patria lontana e rifiuta senza tema il dono dell’immortalità.

Per Telemaco,allevato dalla madre e cresciuto in una sorta di gineceo tra le ancelle,il padre-eroe è di fatto uno sconosciuto: partito per l’epica impresa di vendicare il rapimento di Elena da parte di Paride,o se si vuole più semplicemente per una campagna militare alla conquista di una delle più ricche e prospere città dell’Asia Minore,Ulisse ricomparirà solo dopo che quel figlio,ormai adulto,avrà imparato a fare a meno di lui. Il mito adombra la storia di molti figli di migranti,dei tanti ragazzi cresciuti senza padre,nel ricordo di una figura emblematica e remota,irraggiungibile,senza un abbraccio,una carezza,uno sguardo,un rimprovero a farli sentire amati,e importanti.

Ne “La mia Odissea” con humour e leggerezza Marina Thovez dà voce ai pensieri,ai sentimenti,alle ansie e al disincanto di una Penelope ormai consapevole della realtà,come alla delusione e alle aspirazioni di Telemaco,fattosi ormai un giovane uomo,e di Calipso,amante abbandonata cui neppure la potenza divina e l’eterna giovinezza hanno permesso di conquistare il cuore dell’irrequieto Ulisse. L’eroe omerico è chiamato a render conto delle sue azioni,nel contesto di una narrazione costruita con un montaggio incrociato di taglio cinematografico,in cui i consigli degli Dèi dell’Olimpo si alternano alle vicende terrene. Non mancheranno sorprese e rimandi all’attualità,in una pièce costruita per divertire e far riflettere,per far sorridere e pensare.

-mercoledì 15 aprile 2015 – ore 21:00
SAN GAVINO MONREALE / Teatro Comunale
-giovedì 16 aprile 2015 – ore 21:00
ALGHERO / Teatro Civico
-venerdì 17 aprile 2015 – ore 21:00
OLBIA / CineTeatro Olbia
-sabato 18 aprile 2015 – ore 21:00
PALAU / Cine Teatro Montiggia

INFO & PREZZI

SAN GAVINO MONREALE
Biglietti
intero €14 – ridotto €12
info: tel: 3404041567 – – www.cedacsardegna.it
ALGHERO
Biglietti
Platea: €15– ridotto €13
palco: int. €13 – rid €10
loggione: €7
info: tel: 349 4127271 – iousaidaniela@tiscali.it
www.cedacsardegna.it
OLBIA
Biglietti
intero €15 – ridotto €13
info: tel: 0789 28773
info: tel: 0789 28773 – cell. 328.2397198
www.cedacsardegna.it
PALAU
Biglietti:
intero €15 – ridotto €12
INFO: cell. 3317607446 – cedacpalau@tiscali.it
Fb: cedacpalau – www.cedacsardegna.it

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