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Presentazione del calendario Sorres
Un calendario di immagini e poesia per sostenere la lotta contro il femminicidio
11/11/2013

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Lunedì 11 novembre alle 17.30 nella Sala Angioy della Provincia la Rete delle donne di Sassari presenta il calendario “Sorres” iniziativa nata con l’obiettivo di trovare strumenti concreti di sensibilizzazione e di lotta per quella che sembra essere nel mondo,in Italia e anche in Sardegna,un’emergenza sociale in ascesa: la violenza contro le donne e il femminicidio. Le nostre donne che subiscono violenze e maltrattamenti,non senza difficoltà,si rivolgono ai pochi centri antiviolenza esistenti nel territorio,per trovare aiuto e protezione.

Il calendario,simbolo del tempo che scorre,per chi opera nella quotidianità,nel susseguirsi dei giorni sottolinea il diritto delle donne a vivere senza paura,a vivere con arte,armonicamente appunto; da qui l’idea di scandire lo scorrere del tempo con poesie e racconti a tema,immagini di donne raccontate da altre donne,con una sensibilità e solidarietà tutte femminili.
“Sorres” sorelle,diciotto artiste,dodici visive e sei scrittrici,sarde di nascita o di adozione,unite per far riflettere e stimolare soluzioni per quella che sembra essere una nuova guerra. I proventi dell’iniziativa verranno destinati al progetto “Un’altra vita per le Donne”,a sostegno delle donne che lasciano la casa protetta del Centro Antiviolenza Aurora di Sassari.
Il Calendario è quindi un piccolo dono per un grande progetto,un gesto d’amore,tangibile e significativo,della Rete delle Donne di Sassari,sorelle per sorelle.
Durante il 2014,la Rete delle Donne darà pubblicamente conto dell’esito dell’iniziativa.
Non c’è un fuori: siamo tutti dentro,di Alberto Masala.
Portare la colpa del mio genere? Non posso e non devo. Ma posso assumere personalmente la sacralità di ciascuno nel mondo. E la separatezza da chi,assegnandomi identità,vorrebbe prestabilire il mio arbitrio: un maschile cui non appartengo. Con questa coscienza dichiaro che è colpevole chi agisce,ma lo è ugualmente chi tace,non guarda,sostiene,rinfocola l’ignoranza che crea il percorso della violenza. È colpevole lo sguardo sulla donna costruito dall’arroganza ipocrita della morale,quanto la meschinità dell’esercitarlo. Mi assento da quel maschile che non ha mai conformato il mio spirito. Scelgo l’Etica che si prende cura di chi,per debolezza culturale,isolamento,fragilità affettiva,s’incolpa della propria disgrazia come se dipendesse da un’ancestrale incapacità di genere. E,invece di ribellarsi,si svaluta,tace,tollera,sopporta sofferenza e depressione nella fatalistica frustrazione di un falso destino che crede implicito del proprio essere femminile.
Eccomi ancora qui: da sempre sto con chi parla,pensa,scrive,immagina e coltiva lo sguardo. Sto con le donne che ringrazio per aver creato questo calendario. Restiamo
testimoni per usare diversamente il simbolo della massima oppressione: il Tempo,manovrato dai Sistemi che controllano e stabiliscono i nostri bisogni.
Rovesciamolo insieme questo Tempo,con la sua cultura di violenza e di mediocrità.
Per le donne,di Mariolina Cosseddu.
Sono scatti emozionati quelli che dodici fotografe realizzano per le donne,per tutte le donne fragili e in balia della violenza maschile.
Un’emozione controllata dalla professionalità di chi l’obbiettivo lo usa come mezzo privilegiato di espressione ma che,nell’irragionevolezza del tema,vede vacillare l’oggettività della denuncia.
Prevale,di volta in volta,di immagine in immagine,lo sdegno e la rabbia,l’amarezza e la dolorosa rivelazione,accuse che fremono e vibrano nelle intense composizioni. Inquadrature e tagli decisi che vanno al cuore del problema e dicono sottovoce o quasi urlando,un dolore da condividere con la coscienza di tutti,con l’urgenza di una verità finora inascoltata.
Una questione spinosa,difficile da dire,più difficile da rappresentare. Una follia,una vergogna contemporanea con radici antiche,che scatena una indignata risposta.
Il mezzo fotografico svela il suo potere e ci conduce laddove non vorremmo inoltrarci,su un sentiero che vorremmo mai tracciato.
Se il linguaggio scelto dalle artiste è diretto e forte come una lacerante scoperta,il colore e la luce ne sono i complementi necessari: anche laddove il bianco e il nero dominano nella livida luminosità,è il colore a prevalere,ad invadere le immagini come segno di una sottile speranza che riscatti chi è stata abusata e maltrattata,violentata e offesa.
Ogni immagine racconta una storia,con accenti realistici o attraverso liriche metafore,in ogni caso mostra una ferita da risanare,una prigione dell’anima e del corpo da divellere,una perduta innocenza da denunciare.
Spingendo l’immagine verso una forte capacità evocativa,ineluttabilmente allusiva di una strisciante violenza mai nascosta,le fotografe artiste non rinunciano mai all’estetica compositiva,all’impaginazione raffinata,alla suggestione lirica,estremo omaggio ad una bellezza femminile troppe volte oltraggiata.

Ufficio Stampa Monica De Murtas

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