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Presentazione del libro “I terroristi sono miei fratelli” a Nuoro
30/10/2013

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Luciano Piras
I TERRORISTI SONO MIEI FRATELLI
DON BUSSU,IL CAPPELLANO CHE PIEGÒ LO STATO
postfazione di Piero Mannironi
Dicembre 1983. Papa Giovanni Paolo II entra a Rebibbia,don
Salvatore Bussu esce da Badu ‘e Carros. Mentre Karol
Wojtyla stringe la mano al suo attentatore,il terrorista turco
Mehmet Alì Agca,l’umile cappellano di provincia si
autosospende dal mandato sacerdotale e si schiera
apertamente dalla parte dei brigatisti della prima ora
(Franceschini,Bonisoli… ) che nel supercarcere di Nuoro
stanno attuando lo sciopero della fame,la prima rivolta
pacifica nella storia dei penitenziari italiani,per denunciare le
condizioni disumane cui sono sottoposti. Il cappellano parla
di “terrorismo di Stato” e fa scoppiare così un vespaio di
polemiche che costringono l’allora ministro di Grazia e
Giustizia Mino Martinazzoli a intervenire,prima per attenuare
il regime di massima sicurezza,poi addirittura per smantellare
i cosiddetti “braccetti della morte”. Subito dopo il Parlamento
accelera la discussione sulla riforma del sistema penitenziario
e nel giro di poco tempo si arriva alla Legge Gozzini. Il gesto
clamoroso del prete barbaricino segna dunque un punto di
svolta nella storia delle carceri italiane. Ma cos’è cambiato da
allora? Perché don Bussu,giornalista pungente,ha continuato
a dire che i terroristi,come tutti i detenuti,sono suoi fratelli?
L’ex cappellano ha sempre confermato: «Non sono un pentito
né un dissociato. Rifarei tutto,senza ombra di dubbio. Se oggi
ci fossero le condizioni di quel Natale 1983,lo rifarei,eccome
se lo rifarei!». A distanza di trent’anni dai fatti di Badu ‘e
Carros,il libro racconta come il sacerdote ha sempre difeso la
Legge Gozzini,anche quando questa è stata al centro di mille
attacchi. Racconta del rapporto epistolare mantenuto nel
tempo con i padri delle Brigate Rosse,parla dei rigurgiti del
mondo dell’eversione e di come don Bussu abbia invitato gli
ex terroristi a dire la loro pubblicamente per dissuadere i
nuovi emuli. Ne viene fuori la biografia di un sacerdote che in
diverse occasioni ha chiesto la scomunica per i sequestratori e
che per uno strano gioco del destino,in tempi non sospetti,è
stato insegnante di Matteo Boe,accusato del sequestro del
piccolo Farouk Kassam… Chiude il libro una lunga intervista
con il prete,che parla di terrorismo internazionale e consiglia
di non abbassare mai la guardia: anche se le Br sono morte e
sepolte,il mondo dell’eversione è sempre in agguato. Mentre
lo Stato italiano continua a essere “fuori norma” e per questo
ripetutamente condannato dalla Corte europea dei diritti
dell’uomo. Il sovraffollamento delle carceri e le condizioni in
cui vivono i detenuti sono tali da costringere la Corte di
Strasburgo a intervenire a più riprese.

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