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TEATRO, “CASA NOSTRA” E IL RAPPORTO STATO-MAFIA
Ad Arzachena e Cagliari il lavoro diretto da Riccardo Reina. Lo spettacolo ha ricevuto il Premio Scenario Infanzia 2020 e il Premio della Critica Direction Under30 2021
Dal 04/05/2022 al 07/05/2022

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Una scena da "Casa Nostra"
© Ufficio stampa Cedac


Focus sulla criminalità organizzata e sul rapporto tra stato e mafia in “Casa Nostra”, originale e visionario spettacolo firmato Hombre Collettivo – vincitore del Premio Scenario Infanzia 2020 e del Premio della Critica Direction Under30 2021 – in cartellone mercoledì 4 maggio, alle 21, all’AMA / Auditorium Multidisciplinare di Arzachena – in collaborazione con Deamater – e in matinée venerdì 6 e sabato 7 maggio alle 11.30 al Teatro Massimo di Cagliari per un doppio appuntamento incastonato nella Stagione di Teatro Ragazzi 2021-2022 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura. Della Regione Sardegna e dei Comuni aderenti al Circuito e con il contributo della Fondazione di Sardegna.

Una pièce avvincente che sposa il linguaggio del teatro di figura alla forza evocativa delle immagini per affrontare un tema scottante e di stretta attualità, tra la storia recente e le possibili conseguenze future, interpretata da Angela Forti, Agata Garbuio e Aron Tewelde per la regia di Riccardo Reina (produzione Hombre Collettivo con il sostegno di BRAT e Associazione Malerba): un racconto senza parole affidato a tre personaggi/animatori, rinchiusi dentro una simbolica “stanza dei giochi”, per ripercorrere le vicende degli ultimi decenni, dalle indagini che hanno fatto luce sulla struttura e le ramificazioni del sistema mafioso, al clamore del maxi-processo, fino alla stagione delle stragi e la recente sentenza della Corte d’Appello di Palermo.

“Casa Nostra” è un titolo emblematico ed evocativo che contrappone alla denominazione della mafia siciliana il valore della dimora come rifugio e luogo d’appartenenza, spazio fisico e insieme metafisico in cui si identifica una comunità e si arricchisce di significato in relazione alla sfera degli affetti: una rivendicazione contro il potere delle “cupole”, fondato sull’intimidazione e la violenza, in nome della legalità e della giustizia, in difesa dei diritti dei cittadini e della libertà. Un calembour, una “assonanza” per rimarcare una differenza significativa tra la società civile e i metodi delle cosche e prendere le distanze da quella cultura “mafiosa” tra connivenze, scambi di favori e omertosi silenzi che sembra aver permeato a vari livelli il Belpaese.

La pièce trae spunto dalle assoluzioni che hanno ribaltato le condanne del processo di primo grado sulla (presunta) “trattativa Stato-mafia” nella sentenza della Corte d’Appello di Palermo del 23 settembre 2021, in contrasto con l’ipotesi di una qualche forma di accordo tra i rappresentanti delle forze dell’ordine e del mondo politico in risposta alla strategia degli attentati, tra cui quelli contro i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oltre alle bombe in via dei Georgofili a Firenze e in via Palestro a Milano, le autobombe esplose a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio in Velabro, a Roma, come strumento di pressione sulle istituzioni. Al di là delle valutazioni di carattere strettamente giudiziario e storico-politico, la decisione della corte rappresenta un ultimo tassello del controverso rapporto tra lo stato di diritto e la criminalità organizzata, che ha radici antiche, tra il retaggio del feudalesimo e la nascita del Regno d’Italia, e si pone come un contro-potere, una sorta di anti-stato: un fenomeno rilevato e variamente contrastato fin dall’Ottocento in Sicilia e nel Sud d’Italia, ma che trova nuova linfa nel secondo dopoguerra tra speculazioni edilizie e il traffico di stupefacenti, con lo scatenarsi si sanguinose “guerre” tra le diverse famiglie, fino alle decisive operazioni dei pool antimafia, con le rivelazioni dei “pentiti”.

Nel passato recente la criminalità organizzata ha esteso il suo raggio d’azione non solo oltre oceano ma anche nel Nord Europa, riuscendo con le sue peculiari metodologie di estorsione e coercizione a infiltrarsi nei vari settori dell’economia, grazie a una sovrabbondanza di denaro liquido da investire e sicuramente a una crescita delle risorse e delle competenze in ambito finanziario a fronte di un periodo di grave crisi che ha messo in difficoltà la grande e la medio-piccola imprenditoria. Tuttavia pur dietro una parvenza di legalità il meccanismo dei facili profitti e i rapporti con il mondo della criminalità continuano ad essere alla base del successo e dell’espansione delle mafie, con effetti deleteri sull’intera società – dal mondo degli affari alla vita sociale – dove l’applicazione di forme di familismo amorale contrasta con i principi della meritocrazia.

“Casa Nostra” mette in scena gli avvenimenti degli ultimi decenni e le conoscenze acquisite tramite il lavoro di investigazione, quasi come un monito alle giovani generazioni sulle ripercussioni dirette e indirette di una serie di collusioni e interferenze tra mafia e politica, dall’estorsione alle ritorsioni, dai delitti e le torture alle stragi: un viaggio nella memoria del Belpaese, contro l’indifferenza e i troppi silenzi, che rischiano di trasformarsi in omertà e complicità, per ristabilire attraverso l’immediatezza e la capacità espressiva dei linguaggi della scena fondamentali, per quanto pericolose e “scomode” verità.

Una “rivoluzione” culturale e una presa di coscienza che parte dal teatro: il progetto nasce – come spiega il regista Riccardo Reina – «dalla sentenza storica emessa dalla Corte d’Assise di Palermo il 20 aprile 2018 dopo il lungo e tortuoso processo che indaga la trattativa intercorsa tra Cosa Nostra e i vertici militari e politici dello Stato italiano a seguito della strategia stragista messa in atto dall’associazione mafiosa guidata da Salvatore Riina in reazione ad un’altra storica sentenza, quella con cui la Corte di Cassazione concluse il cosiddetto maxi-processo il 30 gennaio 1992, primo vero colpo decisivo inferto dallo Stato alla cupola dell’organizzazione. Strategia che in una clamorosa escalation di violenza causò, tra le altre, la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino». “Casa Nostra” – aggiunge – «intende quindi mettere a fuoco un periodo estremamente complesso della storia d’Italia, periodo forse troppo recente per essere affrontato nei programmi scolastici ma al contempo troppo gravido di conseguenze sull’attualità per poter essere ignorato». E conclude: «In questo senso, forse, uno spettacolo teatrale rivolto alle nuove generazioni appare come il giusto strumento, la più efficace “terapia” con cui affrontare tale complessità senza trascurarne l’urgenza. Sembra impossibile, infatti, poter comprendere il fenomeno mafioso senza collegarlo alle contraddizioni in cui si dibatte il nostro presente».

«“Casa Nostra” – afferma Reina – non è solo un titolo, ma anche una formula, un precipitato semantico in grado di sintetizzare le diverse tematiche, apparentemente così distanti e schizofreniche, che il progetto vorrebbe affrontare, facendone emergere le molteplici connessioni… C.osì emerge forse, l’obiettivo nascosto del nostro lavoro: seguire quelle tracce – labili quanto evidenti – che secondo noi collegano – tramite un sottotesto invisibile (e indicibile) ma perfettamente coerente – la rimozione collettiva del ruolo giocato dalla Mafia nella storia del nostro paese con un altro fenomeno psicologico collettivo che pare caratterizzare il nostro presente: la paura dell’altro e del diverso».

Biglietteria online: https://auditoriumarzachena.18tickets.it/
Per informazioni: info@deamater.it / http://www.cineamarzachena.it/

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