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L’ESTATE? PENSIAMO ORA ALLA POSIDONIA CHE PROTEGGE LE SPIAGGE
Villasimius - Cabras

I progetti per salvaguardare la pianta simbolo dei fondali mediterranei. Uno dei progetti si realizza grazie a una donazione di Prada

(Nelle immagini di Andrea Alvito i fondali e la posidonia che crea una vera e propria nursery per i pesci)

I sardi ormai lo sanno o dovrebbero saperlo: la presenza della posidonia in spiaggia è del tutto naturale. Ed è necessaria per l’equilibrio dell’ecosistema e la mitigazione dell’erosione costiera in tanti litorali. Questa pianta simbolo del Mediterraneo, talvolta erroneamente etichettata come alga, nutre infatti la spiaggia insieme al materiale naturale che il mare accumula.

L’ESPERTA.A dicembre l’estate sembra ormai lontanissima, eppure è proprio questo il momento di fare i conti con i nostri fondali e progettare meglio il futuro”, spiega la biologa marina e co-fondatrice di Medsea Francesca Frau nella newsletter ambientale della fondazione per rendere i cittadini più consapevoli sull’argomento. Con la Medsea porta avanti vitali progetti di riforestazione marina nei fondali isolani. In questi mesi infatti si sta pensando al domani: è in atto una collaborazione con l’Area Marina Protetta Capo Carbonara a Villasimius, grazie a una donazione da parte di Prada, e una con l’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre a Cabras, grazie al progetto MedSeaGrass cofinanziato dalla Fondazione Mava. In quest’ultimo caso si cerca di rilevare lo stato delle praterie di “Posidonia oceanica” spesso sfregiate dall’ancoraggio delle barche non regolare o dalla pesca a strascico illegale. Come intervenire? “Laddove possibile, con la riforestazione e con tecnologie che possano gestire in modo più smart gli ormeggi liberi, senza compromettere lo stato di salute delle nostre praterie”, dice l’esperta.

UNA CULLA PER I PESCI. La biologa chiarisce quanto sia importante la posidonia: “È endemica del Mediterraneo, con le sue praterie va a costituire uno degli ecosistemi più importanti, ospitando circa il 20 per cento di tutte le specie presenti nel nostro mare. Inoltre le praterie consolidano il fondale, costituiscono aree nursery per numerosissime specie di pesci, ossigenano il nostro mare e allo stesso tempo sono in grado di sequestrare grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera”.

GLI OBIETTIVI. Il nuovo anno si prospetta impegnativo per concretizzare un futuro ai nostri fondali. “È una pianta molto delicata e per il recupero delle sue praterie utilizzeremo solo talee sradicate naturalmente per non andare a intaccare la prateria madre, applicando tecniche ampiamente documentate e già sperimentate in altri contesti mediterranei, a basso impatto ambientale e che hanno mostrato alti tassi di sopravvivenza – prosegue la ricercatrice –. Obiettivo principale sarà quello di dare il tempo alle talee di radicare al substrato fissandole per un periodo di almeno 1 anno per mezzo di picchetti metallici o in biostuoie. Un lavoro certosino che ci vedrà impegnati nei prossimi mesi al largo delle coste della Sardegna e che non vediamo l’ora di condividere”.

MEDSEA E POSIDONIA. Le attività di riforestazione partiranno in tarda primavera e nel frattempo sono state individuate e mappate le zone dell’intervento dove la prateria è stata deturpata e dove si interverrà sino a venti metri di profondità. La campagna di ripristino Medsea, che punta al recupero di almeno 5mila ettari di Posidonia oceanica nel Mar Mediterraneo entro il 2050 è aperta a tutti coloro che vorranno contribuire.

Manuela Vacca

Redazione SardegnaEventi24.it

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