Riprendiamo la nostra conversazione filosofica tra sentieri interrotti con Luca Vargiu, studioso di filosofia estetica e docente nell’Università degli Studi di Cagliari.
Questa lunga e intensa intervista, divisa in quattro parti per l’importanza e la varietà dei temi trattati, è una conversazione sull’estetica e sulla vita. Tra il serio e il faceto, come del resto si presenta la vita, con Luca Vargiu abbiamo affrontato temi importanti e di stringente attualità, con l’immancabile Kant a ricordarci quanto siano importanti i nostri giudizi.
Riprendete questa passeggiata estetica creando la giusta atmosfera: accomodatevi su una comoda poltrona, luce calda, un gatto che ronfa beato sulla vostra pancia, del cioccolato, un buon bicchiere di vino e lasciatevi guidare nel mondo dell’estetica. Buona lettura!
Luca Vargiu, oggi si parla di estetica del quotidiano, che cosa significa?
È un orientamento che ha preso piede in questi ultimi anni. In Italia se ne occupa in particolare Elisabetta Di Stefano, che insegna all’Università di Palermo. Una delle principali teoriche di questo orientamento, la studiosa di origini giapponesi Yuriko Saito, dice che non si tratta dell’«apertura di un nuovo ambito», ma di un «ripristino del campo dell’estetica» nella sua pienezza, prima che il discorso, a partire dai primi dell’Ottocento, si facesse sempre più settoriale, focalizzandosi esclusivamente sull’arte.
Cos’è l’estetica del quotidiano? Ogni nostra esperienza ha a che fare con una componente l’estetica da quando ci alziamo la mattina: ti vuoi bene e ti prepari il cappuccino o la tisana depurativa, oppure vai al bar – zone rosse e arancioni permettendo – ti prendi una pasta o una pizzetta. Come mi vesto oggi, come mi sento? Ci guardiamo allo specchio, ci vestiamo e abbiniamo gli accessori non solo in base a ciò che dobbiamo fare o a dove dobbiamo andare, ma anche in base a come ci sentiamo, a come ci va, e così via (qui compare nuovamente la questione delle atmosfere). Queste sono tutte pratiche estetiche. Ecco perché rientra in gioco anche l’estetica degli estetisti, perché riguarda proprio questa sfera, così come il trucco e parrucco.
L’estetica, in quanto filosofia, è riflessione. Riflettere su tutti questi comportamenti quotidiani apre un ventaglio di possibilità molto interessante, è un campo su cui diversi colleghi stanno attualmente lavorando.
La filosofia che ci aiuta a vivere bene…
A proposito del buon vivere, ricordiamoci una questione di fondo: per molto tempo la filosofia tout court è stata vista come la ricerca del benessere dell’anima, del benessere spirituale. Molto spesso si è fatto questo ragionamento, dando vita a una sorta di dittico: così come la medicina cura il corpo, la filosofia cura l’anima. Poi nelle specializzazioni successive di questi ultimi secoli sono intervenute altre discipline: la psicanalisi, la psicologia… Anche perché la filosofia, per varie ragioni, ha un po’ abdicato a questo suo compito.
Un esempio emblematico è l’opera di epoca tardo classica (primi del VI secolo) De consolatione philosophiae di Severino Boezio: in carcere Boezio trova consolazione proprio nella filosofia. Ancora Cartesio la pensava così. Tutta la sua costruzione filosofica – il dubbio, il demone, il cogito le due sostanze, Dio – vuole avere come mèta una filosofia indirizzata verso il benessere spirituale: prima però occorre assicurarsi di una serie di cose, a cominciare dal fatto che la realtà esista e che non ci stiamo ingannando. Cartesio è morto prima di finire quello che voleva finire e ci ha lasciato solo la morale provvisoria e le Passioni dell’anima. Il mistero della morte di Cartesio, anche questo è un tema interessante (forse più per la letteratura, visto quanto ci è stato ricamato sopra)!
Il recupero delle piccole azioni belle può aiutarci in questi tempi così critici?
Oggi in questo ampliamento dell’estetica c’è soprattutto un filosofo che, rifacendosi a certe tematiche di Dewey e del pragmatismo, riprende come obiettivo della filosofia quello tradizionale della «ricerca di una vita buona». Si chiama Richard Shusterman e in varie opere, tra cui il libro Coscienza del corpo. La filosofia come arte di vivere e la somaestetica, introduce la “somaestetica” per mostrare che il soma, il corpo, e la componente spirituale sono intimamente legate, per cui uno non può prescindere dall’altra.
Per autori che hanno una visione – come si può dire? – “operativa” della filosofia, come appunto Shusterman, che parla di miglioramento «dell’esperienza e dell’utilizzo del proprio corpo come sede di fruizione estetico-sensoriale» – aisthesis, ancora una volta – e che, di conseguenza, si occupa di yoga, di metodo Feldenkrais, di tecniche di meditazione, ginnastica, ecc., la risposta è affermativa: la filosofia è appunto “arte di vivere”, diretta, come detto, alla «ricerca di una vita buona». all’estetica ci aiuta a stare bene. In ogni caso, anche per Shusterman, l’attività dell’estetica è in primo luogo di tipo critico-interpretativa: comprendere le dinamiche, i problemi, i caratteri generali del mondo in cui viviamo e provare a dare una risposta critica, cercando di non sottrarsi ai dibattiti in corso, ma avendo un atteggiamento partecipativo, attivo.
Ambiente e paesaggio sono temi di riflessione dell’estetica?
Fra i temi di riflessione dell’estetica ci sono anche l’ambiente e il paesaggio. L’estetica ambientale e l’estetica del paesaggio vengono da due tradizioni di pensiero diverse, ma tra di loro hanno tante tangenze e intrecci. Sono temi che hanno ripreso piede una cinquantina di anni fa, allora soprattutto a traino della questione ecologica, che è diventata via via sempre più importante, sempre più attuale e imprescindibile. Quando Rosario Assunto, nei primi anni Settanta, si dedicava a questi temi e nel 1973 scriveva il libro Il paesaggio e l’estetica, si sentiva un isolato, un outsider, perché in quegli anni “estetica” significava soprattutto “filosofia dell’arte” e chiunque si discostava da questa corrente principale veniva visto come uno che si dedicava a tematiche anacronistiche e fuori dal tempo. Se guardiamo oggi qual è la situazione, vediamo che questi interessi sono invece molto caldi e molto presenti, tanto nei dibattiti correnti, quanto in quelli filosofici.
Il tema caldo del momento è la creazione di un deposito delle scorie nucleari in Italia, alcuni territori sardi sono stati individuati come idonei. Che apporto può dare l’estetica al dibattito?
Per quanto riguarda per esempio le pale eoliche, sono interessanti in proposito alcune riflessioni del geografo Angelo Turco, ribadite in un suo recentissimo libro dal titolo Geografie pubbliche. Le ragioni del territorio in dieci itinerari social. Turco fa notare che, se dal punto di vista ambientale le pale eoliche possono anche essere benefiche, perché producono energia pulita e ci permettono di eliminare i combustibili fossili, non lo sono per il paesaggio, perché lo «depredano», per usare le sue parole. Si deve prestare attenzione al significato, alla valenza comunitaria, culturale, estetica e simbolica che hanno certi luoghi in relazione a quello che comunemente chiamiamo paesaggio. Anche questo è un problema che ha delle ricadute filosofiche.
Il problema delle scorie è analogo: cosa significa in termini di ambiente, in termini di paesaggio? Chiaramente è un problema che riguarda più saperi, più competenze, più discipline, ma anche l’estetica può dare il suo contributo. Non dobbiamo pensare all’estetica del paesaggio come all’estetica del bel paesaggio. Come abbiamo visto, l’ambito estetico interessa una dimensione più ampia che può riguardare in generale tutta la sfera dell’esperienza che si fa. Il paesaggio, a sua volta, lo possiamo concepire sia come correlato di una visione a distanza rispetto a noi, che ne siamo spettatori, sia come qualcosa in cui siamo immersi e in cui ci muoviamo e agiamo con tutto il nostro corpo e con tutti i nostri sensi. Tuttavia, al di là dei diversi modi in cui intendiamo il paesaggio – che certo non si esauriscono con questo breve cenno: il paesaggio, anzi, è polifonico e polisemico – e anche al di là dei diversi modi in cui in cui intendiamo l’estetica, in ogni caso parlare di estetica del paesaggio significa riferirsi a una dimensione molto più vasta rispetto a “oh, che bello il paesaggio che vediamo”. C’è tanto da dire e c’è tanto da fare!
Anche in passato ci si occupava di questi temi?
Se andiamo a fare opera di scavo e di ricostruzione, troviamo già nei grandi padri dell’estetica corpose e organiche riflessioni relative all’estetica della natura. La terza Critica di Kant ha molto più a che fare con il bello di natura che non con il bello artistico. Tuttavia, il tema è poi quasi sparito – o citato quasi solo per onor di firma – una volta che l’estetica ha concepito sé stessa come filosofia dell’arte. Nei primi del Novecento Georg Simmel ha scritto un saggio intitolato Filosofia del paesaggio, ma in quegli anni, a meno che non lo si affrontasse in funzione della pittura di paesaggio, il tema era certo marginale, dato che l’estetica, come più volte detto, era quasi interamente filosofia dell’arte. Mentre oggi sono tanti gli studiosi di estetica che si occupano di paesaggio e un po’ me ne occupo anche io.
Si conclude così la seconda parte della passeggiata filosofica, tra qualche giorno troverete la terza parte dell’intervista.
Un’anticipazione? Calcio, pop philosophy, l’estetica del camminare e tanto altro.
