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Coronavirus e Formaggi Sardi: intervista a Salvatore Palitta
Presidente del Consorzio per la Tutela del Pecorino Romano

Un titolo chiaro, quello del video voluto dal Consorzio per la Tutela del Pecorino Romano in questo periodo così incerto: “Noi non ci fermiamo!“, che non vuole essere solo un’affermazione, ma la constatazione che in Sardegna il mondo della pastorizia, dell’allevamento e della produzione di formaggi non si fa arrestare dall’emergenza mondiale che stiamo vivendo.

Nel video si ripete più volte la parola “grazie” riferita a chi tiene fede, ogni giorno, alla volontà di andare avanti: i pastori, i caseifici, i produttori, i trasportatori, ed in generale tutta la filiera lattiero-casearia.

Ma, nonostante la buona volontà e gli sforzi per non soccombere, appare inevitabile che anch’essa subisca gli effetti del coronavirus sull’economia. Per approfondire l’argomento abbiamo raggiunto al telefono il presidente del Consorzio Salvatore Palitta, che ha risposto ad alcune nostre domande:

“Presidente, che nalisi possiamo fare del periodo che stiamo vivendo?”

“È molto difficile fare un unico ragionamento per adesso e per quello che ci aspetta. Possiamo analizzare i numeri e fare le nostre considerazioni in base a questi. Vediamo anzitutto la crisi dei formaggi freschi, o a ridotta stagionatura, dovuta alla chiusura della ristorazione e del blocco dei mercati tradizionali. Le aziende di trasformazione hanno, perciò, orientato le produzioni verso tipologie di formaggi a lunga stagionatura e a lunga conservazione, come il pecorino romano. Di contro registriamo un aumento della vendita di quest’ultimo nella GDO”.

Di seguito riportiamo alcuni dati di un recente comunicato del Consorzio.

Nei primi tre mesi dell’anno, le performance delle vendite di pecorino romano nei discount, secondo i dati di Nielsen RMS (Retail Measurement System) elaborati da Ismea sulla Grande Distribuzione Organizzata in Italia.  Nei Discount, il pecorino romano ha venduto il 45,9% in più in volume e il 41,7% in più come valore complessivo.

Dopo i risultati positivi del 2019, la vendita del pecorino romano mostra una contrazione, in questi primi tre mesi del 2020, pari al -9,8% in volume e  al -3% in valore totale. Il dato complessivo è il risultato del saldo fra le vendite a peso variabile in netto calo (ovvero il formaggio porzionato dagli addetti interni del supermercato e messo in vendita già pronto nei banchi frigo) e quelle a peso fisso in altrettanto netto aumento (il formaggio che arriva già porzionato e con identico peso nei banchi della Gdo). La contrazione ha dunque caratterizzato le vendite a peso variabile, con un -12,3% in volume e un -5,7% in valore, mentre le vendite a peso fisso sono aumentate dell’11,8% in volume e del 16% in valore. “Le vendite a peso variabile hanno inciso per l’87% circa sulle vendite complessive di pecorino romano in volume e in valore, con una contrazione che ha caratterizzato tutti e tre i mesi. Allo stesso tempo – spiega Palitta – l’aumento delle vendite a peso fisso è stato intenso a gennaio, con il +9,8% in volume e il +9,4% in valore, e soprattutto a marzo con il +36,1% in volume e il +40,5% in valore. Questi dati confermano la tendenza dei consumatori a scegliere prodotti di più facile conservazione, dovuta alla pandemia in corso”.

E’ interessante sottolinearel’aumento complessivo del +6,5% del prezzo medio (euro al chilo), dato complessivo di supermercati e Discount. Un incremento probabilmente dovuto alla decisione di alcuni grandi distributori di aumentare i prezzi medi al consumatore, che hanno purtroppo approfittato della corsa agli acquisiti dovuta all’emergenza sanitaria.

“Cosa si può o si deve fare in questo momento?”

“Anzitutto non dobbiamo lasciare latte a terra. Tutto il latte dev’essere raccolto. Ci dev’essere solidarietà tra i produttori e lavorare tutti insieme affinché un eccesso delle produzioni di pecorino romano non diventi un nuovo problema del domani. È ovvio che dobbiamo fare i conti con quanto sta accadendo, pensi che, confrontandomi con i produttori toscani, mi hanno palesato la loro triste necessità di aprire un ragionamento sulla chiusura anticipata dei caseifici, o di alcuni di essi, in particolare quelli legati a produzioni di formaggi freschi o a breve stagionatura. Il nostro auspicio è che il sistema bancario si renda disponibile a sostenere i magazzini destinati alla lunga conservazione, al fine limitare l’immissione nel mercato di esagerate quantità di prodotto”.

“Qual è il suo augurio?”

“Il mio augurio è che si utilizzi questa esperienza per ricavarne insegnamento: c’è bisogno di solidarietà, ma anche di rafforzare il sistema impresa che affronterà un mercato che non è più quello di ieri. Dovremo essere forti e creare un’aggregazione dell’offerta al fine di entrare in un sitema internazionale dove ogni paese tenderà a proteggere e valorizzare il consumo di prodotti interni. C’è tanto da fare”.

Video

Maria Barca

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