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Fuochi di Sant’Antonio Abate
Storia e tradizione in Sardegna

Tanti paesi della Sardegna, proprio in queste ore, erano solitamente riscaldati dai grandi fuochi dedicati a Sant’Antonio. Da due anni, ormai, questo spettacolare e mistico momento non accende più le nostre piazze.

In attesa di poterlo rivivere, ne ripercorriamo un po’ di storia e tradizione.

A metà gennaio una festa tradizionale che si colloca tra sacra e profana, segna l’inizio del carnevale in Sardegna e richiama un buon auspicio per una stagione mite.

Stiamo parlando dei Fuochi di Sant’Antonio Abate, si tratta di una leggenda che vede protagonista Sant’Antonio, un monaco nato in Egitto il 12 gennaio 251 e morto proprio il 17 gennaio del 356, Taumaturgo e Patrono delle cause perse, che scese all’inferno e lì rubò una scintilla per donarla a tutta l’umanità della Terra, portando così la luce ed il calore necessari per il sostentamento dell’agricoltura e della pastorizia.

Per rievocare la leggenda e solennizzare il Santo, in tantissimi paesi della Sardegna e non solo, la notte tra il 16 e il 17 gennaio si celebra una festa, ormai secolare, dove in ogni rione del paese e città, gli uomini creano delle grandi cataste di legna e le donne preparano i caratteristici dolci della tradizione sarda, su papassinu biancu e nigheddu, su coccone ‘in mele e sas caschettas.

Durante la notte le cataste vengono accese e le persone ballano e cantano girando per tre volte sia in senso orario sia in senso antiorario intorno al fuoco, scambiandosi dolci e vino in segno di buon auspicio.

Per tutto il 17 i fuochi di Sant’Antonio Abate continuano ad ardere fino al loro esaurimento simboleggiando l’avvento della luce dopo il buio dell’inverno, in tempi passati gli abitanti del paese portavano in chiesa, per la benedizione, i propri animali di casa.

Il giorno 18, allo spegnersi delle pire la popolazione si scambia l’ultimo dono di vino e dolci in segno di fratellanza e appartenenza a una sorte comune, l’ultimo giorno di festa viene chiamato S’Antoneddu.

I Fuochi di Sant’Antonio Abate segnano l’inizio del carnevale etnico e nel corso della manifestazione si può assistere a “sa prima essia”, la prima uscita, e alla vestizione delle più tradizionali maschere sarde, i Mamuthones e Issohadoresa a Mammoiada, Boes, Merdule e Filonzana a Ottana, S’Urtzu e Su Pimpirimponi a Sadali.

Negli ultimi decenni questa festa tradizionale ha aperto le porte ai turisti e curiosi, offrendo uno spettacolo magico e strabiliante fatto di calore e umanità.

I principali paesi dove si svolge questo caratteristico festeggiamento sono, Abbasanta, Ales, Arborea, Ardauli, Bosa, Cagliari, Decimomannu, Dorgali, Ghilarza, Laconi, Mamoiada, Monastir, Norbello, Orgosolo, Orosei, Orotelli, Ottana, Pabillonis, Paulilatino, Sedilo, Sarule, Siniscola, Soleminis.

In ogni paese la celebrazione è rappresentata e chiamata in modo diverso, Sas tuvas nell’Oristanese, Sos focos nel Nuorese, Sas frascas in Ogliastra, Su romasinu a Dorgali, Isfoghidonis a Sadali e Sant’Andrea Frius.

Gianfranco Lai

 

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Redazione SardegnaEventi24.it

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