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Mancanza Purgatorio: da venerdì 8 maggio su Sardinia Media

Stefano Odoardi è abruzzese, ma una parte del suo cuore e della sua vita professionale è in Olanda, terra che ha lasciato pochi giorni prima del lockdown. In questo tempo di incertezza, mancanze, privazioni i primi due capitoli del suo progetto sono già stati ridefiniti anticipatori delle nuove sensazioni che sono entrate a far parte della nostra vita quotidiana. Ciò che prima ci pareva astratto, fantastico, quasi illogico, oggi appare sempre più reale, concreto.

Il modo di fare cinema è per Stefano sempre una ricerca di un linguaggio insolito, il suo mondo sono le arti performative e la loro traccia costruisce “Mancanza – Inferno” e “Mancanza – Purgatorio” senza nascondersi, ma anzi emergendo prepotenti affinché quelli che l’autore definisce “film non scritti” abbiano ragion d’essere pur avendone eliminato la sceneggiatura.

Vi è uno stretto legame con la poesia e con il duplice significato delle parole, già a partire dal titolo dove “mancanza” è intesa concettualmente per indicare i vuoti che cerchiamo di colmare attorno a noi, ed allo stesso tempo assume il significato di limitazione. Pur partendo da tali contenuti semantici, il regista evita la scelta della parola scritta ed accompagna l’evoluzione del progetto nel primo caso a dei disegni, nel secondo a degli acquerelli, che non vogliono essere a tutti gli effetti degli storyboard, ma lavori indipendenti, opere autonome e autosufficienti.

L’obiettivo è tentare di raccontare un inferno e un purgatorio contemporaneo. Stefano lo fa grazie allo sforzo di una bravissima attrice Angelique Cavallari, una figura angelica e visionaria. In Mancanza – Inferno vaga tra la gente che, dopo 5 anni aver subito il terremoto dell’Aquila, ha perso tutto, compresa la speranza.

Ciò che in molti non sanno è che il secondo capitolo, ovvero Mancanza – Purgatorio, sceglie come scenario Cagliari, e precisamente il quartiere Sant’Elia, pur non venendo mai citato, li i personaggi vanno alla ricerca del loro riscatto. Si tratta della volontà di analizzare un purgatorio contemporaneo, come detto, una sorta di limbo, di via di mezzo, tra errore e salvezza. Ritorna nuovamente l’ambivalenza semantica ed errare è allo stesso tempo fare errore e vagare, così l’angelo, l’attrice protagonista, si trova su una nave cargo in prossimità delle coste sarde. Non c’è luogo e Sant’Elia potrebbe essere qualsiasi luogo della Terra, così come i suoi abitanti potrebbero essere qualsiasi comunità del mondo, intenta a fare i conti con l’eterna domanda: ci salveremo?

Lavorare in questi luoghi è stato possibile grazie alla preziosa umanità riscontrata e al supporto di di Ornella D’Agostino di Carovana Smi.

Prodotto da Superotto Film Production, ciò che potrete vedere da venerdì 8 maggio per 3 giorni su Sardinia Media è un lavoro fatto in Sardegna, ma anche uno specchio di emozioni e domande irrimidiabilmente contemporanee.

Maria Barca

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