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Si è chiusa la XXIV edizione del Festival Internazionale Isole che Parlano

Con il concerto dei Moti Mo nelle campagne di San Giorgio a Palau (SS), si è conclusa la XXIV edizione del Festival internazionale Isole che Parlano che ha coinvolto da un lato alcuni progetti in parte ancora legati alla scena underground di giovani e giovanissimi artisti sardi, e dall’altro musicisti stranieri che hanno scelto l’Italia come come terra in cui far fiorire la loro creatività musicale, ribadendo in questo modo quella vocazione internazionale che da sempre caratterizza la programmazione del Festival diretto dai fratelli Paolo e Nanni Angeli.

Un’edizione che, nonostante le difficoltà dovute all’emergenza Covid-19, ha ottenuto un ottimo riscontro di pubblico con il sold out registrato in tutti gli appuntamenti in programma.

Il programma di Isole che Parlano di musica ha toccato ambiti musicali differenti, spaziando dal viaggio nei territori della musica balcanica del duo Nostos – ad Arzachena per l’anteprima Aspettando Isole che Parlano – alla travolgente esibizione di Jabel Kanuteh e Marco Zanotti che, in piazza Libertà a Santa Teresa Gallura con alle spalle le Bocche di Bonifacio, hanno presentato l’album Freedom of movement, incontro riuscitissimo e dinamico tra gli arpeggi in contrappunto della kora e la pulsazione afro beat.

Una parte importante del programma si è svolta all’interno della fortezza di Monte Altura a Palau. Qui, venerdì 11, tra i momenti più intensi di questa edizione, ricordiamo il solo di Stefano Pilia, che ha accostato con coerenza un concetto chitarristico polifonico, con rimandi a orchestrazioni di Arvo Pärt e a radici blues. Pilia ha spesso utilizzato l’archetto per generare dei tappeti sonori riconducibili alla sperimentazione psichedelica e ha interagito con un set di pedaliere analogiche, estendendo ai confini della musica elettronica la sua performance. Dalila Kayros, sul palco con Danilo Casti nella seconda parte della serata di venerdì, ha, invece, destrutturato il materiale contenuto dell’album Trasmutations, approdando a una suite in cui le canzoni sono state proposte senza soluzione di continuità, in un flusso a tratti aspro e dissonante, a tratti delicato, sussurrato e cesellato con una vocalità che ha richiamato le pagine più sperimentali di Björk.

Sabato 12 la manifestazione è stata accolta a Luogosanto. Riuscitissimo l’incontro tra Arricardu Pitau e i Campanari di Locusantu: un dialogo in terzinato in cui la tradizione centenaria dei Toccos e Repiccos si è confrontata con il lirismo del trombettista sardo. Pitau, spesso in respirazione circolare, ha declinato la sua esibizione per gran parte al flicorno, in chiave balcanica, alternandola a paesaggi free. Emozionante anche la performance inedita tra Jabel Kanuteh e Kalifa Kone (Gambia/Mali) che si è svolta nella seconda parte della mattinata a Palazzo di Baldu, dove i musicisti hanno introdotto la complessità della musica tradizionale africana, gli strumenti da loro utilizzati (kora, ‘ngoni e il tamburo parlante tamà) e il concetto di griot, convergendo in una un dialogo musicale sospeso tra tradizione e innovazione.

Nel pomeriggio di sabato Isole che Parlano si è spostata nuovamente a Palau dove Il Tenore Murales di Orgosolo ha confermato ancora una volta la sua impeccabile interpretazione del repertorio a Tenore, proponendo un’esibizione centrata sui temi dell’identità, diversità e antimilitarismo e arricchendo l’esibizione con una esposizione dei testi.
Di taglio opposto, invece, il solo di Francesco Guerri, che in un set acustico ha definito ancora una volta il suo linguaggio radicato nelle avanguardie storiche del ‘900, senza mai perdere di vista una ricerca basata sulla poliritmia e la melodia.
Il duo Mirra – Kone (Italia/Mali) ha, infine, chiuso la serata con un’esibizione che ha evocato paesaggi ancestrali, con l’uso della calabassa in funzione ritmica, dipingendo momenti di quasi ambient per approdare, nella seconda parte, a un incastro poliritmico tra vibrafono e balafon.

Il Festival si è concluso domenica 13 nella campagna di San Giorgio, con la poetica minimale e delicata del violinista Simone Soro, in apertura di una travolgente esibizione dei Moti Mo. Alessandro Cau (batteria), Tancredi Emmi (basso) e Marco Coa (al Rothes e elettronica), coadiuvati da sublimi interventi alla tromba di Arricardo Pitau, hanno proposto un concerto di rock sperimentale, con derive free e ampi spazi dedicati all’improvvisazione, confermando lo stato di salute della musica creativa in Sardegna.

Isole che Parlano di fotografia è stata, invece, quest’anno dedicata alla mostra Broken Songlines dell’importante fotografa di reportage Monika Bulaj: 51 immagini che fanno parte di un più ampio progetto dedicato alle minoranze in fuga, nomadi e pellegrini, che Bulaj porta avanti da diversi anni e che la fotografa ha presentato al pubblico la sera di giovedì 10 – giorno dell’inaugurazione – in un toccante performace fatta di immagini, musica e racconti.
La mostra Broken Songlines resterà aperta al Centro di Documentazione del Territorio di Palau fino al’8 ottobre e sarà visitabile nei seguenti orari: dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 20.00. Inoltre, dal 22 settembre all’8 ottobre, saranno come di consueto organizzate le visite guidate per le scuole dal titolo Il suono dell’immagine curate da Nanni Angeli.

I primi tre giorni della settimana del Festival (da lunedì 7 a mercoledì 9) sono stati infine, come sempre, dedicati ai più piccoli, con i laboratori su misura di Isole che Parlano ai bambini, che si sono sperimentati in un nuovo format, che è stato più che altro un “assaggio”, per esserci e  incontrare i ragazzi e dare anche quest’anno continuità al progetto.

È, inoltre, importante ricordare come quest’anno più che mai la buona riuscita del Festival è stata possibile anche grazie al supporto e alla collaborazione di tutti quegli enti e istituzioni che a vario titolo e in vario modo hanno contribuito alla sua realizzazione. Tra questi sicuramente le Amministrazioni comunali coinvolte: Palau, Arzachena, Luogosanto e Santa Teresa Gallura. Questa edizione “speciale” è stata, infatti, l’occasione sia per rinsaldare il legame con alcuni luoghi storicamente legati al Festival, come la Fortezza di Monte Altura a Palau, sia per accompagnare il pubblico di Isole che Parlano in alcuni luoghi estremamente importanti per la storia e la cultura del territorio, come Palazzo di Baldu e la Basilica di Nostra Signora di Luogosanto, oppure particolarmente suggestivi, come la bellissima piazza panoramica sul mare di Santa Teresa Gallura.

E allora Isole che Parlano vi dà appuntamento alla XXV edizione che si terrà dal 6 al 12 settembre 2021.

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