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Theodoros Terzopoulos, Il corpo archetipico
Theodoros Terzopoulos, fondatore di Attis Theatre, è uno dei grandi maestri della scena contemporanea. Il suo lavoro registico spazia da testi greci antichi a opere di autori contemporanei quali Samuel Beckett, Bertolt Brecht, Heiner Müller. Negli ultimi 30 anni la compagnia ha rappresentato più di
Cagliari - Teatro Massimo, Cagliari

Per me la Tragedia è il teatro delle grandi idee e dibattiti, il teatro dei perenni bisogni e quesiti dell’uomo, un teatro contrassegnato da sublime dinamismo. Dioniso è il dio del teatro, il dio che abbiamo davanti quando recitiamo. Recitare è un’azione di confronto col dio e al contempo di trasgre

Theodoros Terzopoulos, fondatore di Attis Theatre, è uno dei grandi maestri della scena contemporanea. Il suo lavoro registico spazia da testi greci antichi a opere di autori contemporanei quali Samuel Beckett, Bertolt Brecht, Heiner Müller. Negli ultimi 30 anni la compagnia ha rappresentato più di 1900 spettacoli in tutto il mondo. Il metodo di lavoro della compagnia è oggetto di studi nelle Scuole di Teatro e nei Dipartimenti di Studi Classici di oltre 30 Università in tutto il mondo. Sarà a Cagliari per un masterclass per attori nelle date tra il 27 maggio e il 2 giugno. Sul sito Sardegna Teatro tutte le info

1) Che significato ha per te il pensiero come pratica di filosofia teatrale?
Nella pratica delle mie prove, le idee minori si spengono, le informazioni teoretiche si allontanano dalla sfera delle allusioni, diventano parte dell’analisi attiva attraverso l’energia del corpo e gli spazi e i tempi precisi che il corpo crea.
Il confronto con i materiali fondamentali e utili legati al ruolo, diventa per l’artista una battaglia timica [legata al timo, organo deputato all’umore, alle manifestazioni affettive e agli stati emotivi dell’individuo] per l’auto-consapevolezza; in questo processo, egli esplora tutti gli aspetti di una profonda relazione con se stesso, con gli altri e con il mondo, cercando di andare verso un’interpretazione più integrata.
La strada percorsa, a partire dalla preparazione del performer e il suo lavoro sul ruolo, fino alla formazione dello scenario interpretativo, richiede a performer e spettatore un viaggio nella profondità della struttura, nei paesaggi sconosciuti della memoria, dove si tenta una totale ridefinizione dell’esistenza umana. Siamo invitati ad aprire una finestra nel caos dell’enigma umano che si concentri sulla domanda ontologica “di che si tratta?”.

2) In cosa consiste il tuo metodo?
Il metodo è in gran parte basato sul processo della respirazione.
Attraverso l’esercizio della respirazione in diverse posizioni, il corpo dell’attore si rilassa e scarica le tensioni della giornata.
Durante la respirazione, mentre e l’aria scende nella parte inferiore dell’addome, l’attore si rilassa e si concentra. Respirare crea una sensazione di euforia e serenità, aiuta la concentrazione, la resistenza e il controllo.
Ad ogni modo, questa è solo una parte delle diverse fasi del metodo di lavoro dell’Attis Theatre. Elementi fondamentali del mio metodo sono la decostruzione e l’improvvisazione infinita, che si configura come il naturale sviluppo della decostruzione.

3) Che relazione esiste tra il tuo teatro e la Tragedia Antica?
Per me la Tragedia è il teatro delle grandi idee e dibattiti, il teatro dei perenni bisogni e quesiti dell’uomo, un teatro contrassegnato da sublime dinamismo. Dioniso è il dio del teatro, il dio che abbiamo davanti quando recitiamo. Recitare è un’azione di confronto col dio e al contempo di trasgressione.
Ricorriamo alle grandi problematiche della tragedia nel nostro tentativo di sfuggire alla quotidianità e al realismo.
Inoltre Attis è il nome frigio di Dioniso, il Dioniso d’Inverno.
Nelle rappresentazioni l’elemento Dionisiaco è molto potente , anche quando gli attori sono immobili. Ma questo elemento è sempre sotto controllo. Stiamo tentando di mantenere l’equilibrio tra l’elemento Dionisiaco e quello Apollineo attraverso la struttura e l’energia.
Il fecondo Dionisio invita l’attore, ma anche lo spettatore, a ricercare il corpo archetipico nascosto nelle profondità della sua struttura, oppresso e represso dalla mente. Questo Corpo, con risorse di energia psicofisica senza precedenti, è il principale materiale dell’attore; i suoi confini si estendono oltre i limiti del corpo fisico. Esso è costantemente modificato dai ricordi che sono impressi profondamente nella struttura dell’attore.
L’attore è invitato a liberare le molteplici dimensioni del suo materiale interiore e a coltivare in maniera fruttuosa i sensi, gli istinti, l’immaginazione e l’Idea di Essenza.

4) Qual è il significato contemporaneo dei concetti di crisi e catarsi degli antichi greci?
Credo che la tragedia sia applicabile a qualsiasi epoca e società poiché gli argomenti trattati nella tragedia greca sono imperituri e sempre validi: l’idea di conflitto perenne, l’arroganza, l’esagerazione e la pena che ne consegue, la passione, il dolore e infine la catarsi sono momenti che caratterizzano la natura umana.

5) Come concepisci la temporalità nel teatro?
Il mio modo di fare teatro è riconosciuto dal pubblico come teatro rituale. Mentre il performer dilata il tempo, nello stesso istante sviluppa la sua sostanza, che di norma tende a essere circoscritta. Ripeto spesso questa frase: ” il lento rituale del tempo reca con sé una causa”, con l’intenzione di enfatizzare come la perseveranza del performer verso il lento rituale del tempo produca diverse deflagrazioni, momenti imprevedibili di densa energia. Il corpo del performer dà origine a un tempo rituale portatore di significati, percezioni e immagini. Il tempo rituale dà ritmo al corpo, il quale genera suoni inattesi, assi di parafrasi linguistiche, parole-proiettili, un canto lento, un monologo completamente destrutturato che produce un nuovo significato, offre una nuova speranza. Quanto più la speranza cresce, altrettanto aumenta il valore del testo e la contingenza. Il tempo rituale si apre, si amplifica e si sviluppa.

6) Heiner Muller ha definito il tuo lavoro come una sorta di sentiero all’interno del viaggio verso il paesaggio della memoria…
L’estetica della performance deriva dalla relazione dinamica del corpo con Mito, Tempo e Memoria. Da questa relazione scaturisce la domanda ontologica primaria: “di che si tratta?”. Naturalmente, questa è una domanda a cui non si possono dare risposte certe, ma spinge costantemente il creatore alla ricerca profonda dell’origine del suono, della parola e dei molteplici aspetti del mistero umano.
Il Mito, mostrato con l’aspetto della memoria, si avvicina all’umano e questo determinante ripiegamento interiore svela ricche scorte di energia intrinseca oltre a una serie di funzioni psicosomatiche.
La vera fonte dell’energia e della conoscenza, che ciascuno di noi possiede, dovrebbe essere ricercata all’interno del corpo, nei ricordi del passato che sono incisi dentro di noi. Esiste un’energia interiore che porta con sé immagini e ricordi esecrabili.

7) Che rapporto hai con la danza?
Il mio teatro è fisicamente impegnativo, il corpo e la voce sono ampiamente impiegati. Si caratterizza attraverso il ritmo e utilizza dei codici, come la danza. Questi elementi creano ponti con paesi e culture diverse.

Intervista a cura di Giulia Muroni
traduzione di Valentina Salis

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Giulia Muroni

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