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Turismo in Sardegna e Virus: voglia di fare, imprevisti e possibilità
Intervista al direttore commerciale dell'Arbatax Park Resort & Spa

1/3 dei 500 dipendenti resterà a casa, su 1000 camere solo 200 ospiteranno i turisti di questa stagione che, nonostante tutto, accetta la sfida e decide di non mancare all'appuntamento

In queste settimane si è discusso tanto e a diversi livelli, di turismo in Sardegna. Ci si è chiesti quanto fosse rischioso per questa terra riaprire le proprie frontiere, alla luce del fatto che il nostro isolamento ci ha protetto ed allo stesso tempo ci ha resi irrimediabilmente più fragili e vulnerabili a ciò che, ancora oggi, di fatto, non conosciamo bene: le insidie del contagio.

Ci si interroga, però, anche su quanto una chiusura totale alla vigilia della stagione estiva può generare un grave stato di disagio per il settore turistico.

Per provare a fare chiarezza su quest’ultimo aspetto, abbiamo sentito il direttore commerciale dell’Arbatax Park Resort & Spa, una tra le più belle strutture ricettive in Sardegna  che si estende per circa 60 ettari sull’estremità della penisola di Capo Bellavista.

Paolo Curridori, 39 anni, originario di Villacidro, adottato simbolicamente dall’Ogliastra, lavora nel settore da 15 anni e da 10 nell’azienda di Arbatax.

“Paolo, di cosa ti occupi esattamente?”

“Nella pratica sono colui che si occupa di vendere le camere, nella realtà, però, vendo sogni, esperienze. Preferiamo definire chi viene da noi un ospite e non un cliente, e ciò che gli facciamo vivere è un atto di responsabilità da parte nostra”.

“Che tipo di turisti arrivano da voi?”

“Questo progetto nasce 10 anni fa sulle ceneri di un classico villaggio turistico. L’idea è stata quella di offrire un prodotto unico e speciale da qualsiasi punto di vista. I servizi, la location, le esperienze proposte a bambini e adulti rispondono sempre all’idea che nulla debba essere scontato. Inoltre la famiglia Mazzella (proprietaria del Resort – NdR) è da sempre convinta che chi fa ospitalità in Sardegna dovrebbe conoscere bene questa terra, perciò, da noi, anche i ruoli con più responsabilità sono assolutamente ricoperti da ragazzi sardi e non chissà da quale personalità arrivata da fuori. Nello stesso scenario non si perde di vista il prezioso connubio con il territorio e anche se abbiamo la fortuna di vivere in una delle 5 Blue Zone del Pianeta, non ci stanchiamo di dare il nostro contributo all’ambiente e alla vegetazione del parco, basti pensare che l’anno scorso sono stati piantati 5mila arbusti. Il risultato è che nel 2019 eravamo il miglior resort al mondo”

“A febbraio che è successo?”

“È successo che sono venute meno tutte le nostre convinzioni dettate dal fatto che i dati annunciavano la stagione dei record. Si è infranto tutto, quindi abbiamo cercato di lavorare sulla nostra positività provando a pensare che sarebbe passato presto e abbiamo continuato a dare risposte alle domande, dubbi e perplessità dei nostri ospiti. Ma la stagione andava riscritta”

“Come l’avete riscritta?”

“Anzitutto non abbiamo pensato di non essere presenti in questa stagione e abbiamo ridimensionato i programmi in base alle esigenze dettate dai vincoli del distanziamento sociale, così delle 640 camere che avremmo aperto quest’anno, anche se il numero complessivo è di mille camere, ne apriremo solo 200. Si tratta, ovviamente, di mettere in conto che i costi avranno la meglio sui ricavi, ma era necessario dare un segnale di continuità e resistenza”

“Chi lavora per voi?”

“Abbiamo tantissimi lavoratori della zona stessa, infatti è molto importante per l’indotto ogliastrino, ma quest’anno ci vediamo costretti a lasciare a casa oltre 1/3 dei 500 dipendenti. Un disastro economico”

“Si poteva trovare un rimedio?”

“Non voglio entrare nel merito delle recenti polemiche ma, certamente, alcune risposte per il settore hanno tardato ad arrivare. Avevamo bisogno di ricevere e dare iniezioni di coraggio e comunicare al meglio la sicurezza dell’isola. Tra l’altro la partita non è ancora chiusa perché le nostre prenotazioni si scontrano con l’imprevedibiltà delle compagnie aeree che cancellano i voli, nel momento in cui, visti i bassi numeri, capiscono che non è conveniente volare. Ci rimettiamo noi e ci rimette l’ospite che magari ha organizzato in totale autonomia la sua vacanza. Parliamoci chiaro: la Sardegna non può reggersi solo sul turismo locale”

“Non avete paura di possibili contagi portati dall’esterno?”

“Siamo convinti che dobbiamo imparare a convivere con il coronavirus. Non ci possiamo mettere dentro una bolla di vetro, altrimenti chiudiamo tutto e allora si che sarà un disastro. Si è creata troppa paura ma è la crisi economica a riguardarci tutti più del virus”

“Cosa ti aspetti?”

“Mi aspetto di centrare obiettivi di carattere qualitativo. Quest’isola è unica e forte, pronta ad accettare le sfide, non perché abbiamo fame ma perché dimostrare ciò che siamo è il nostro tratto distintivo. Siamo pronti, come lo siamo sempre stati”

Maria Barca

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