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Un libro per decolonizzare il pensiero e la ricerca in Sardegna

Undici saggi tra filosofia, storia, sociologia, estetica e architettura. Undici autori e autrici di estrazione anagrafica e di formazione diverse. Un libro collettivo. Sta per uscire la prima collettanea di Filosofia de Logu, il gruppo di ricerca che ha come obiettivo la decolonizzazione del pensiero in Sardegna

Il collettivo di ricercatori e attivisti di Filosofia de Logu si rifà esplicitamente al pensiero gramsciano e al laboratorio intellettuale degli studi postcoloniali (Post-colonial theory) inaugurati dall’opera di Frantz Fanon e Edward Said e successivamente sviluppati tra l’India e l’America.

Il loro manifesto d’intenti si pone chiaramente l’obiettivo di approfondire il rapporto tra la «subalternità della Sardegna» e di investigare come l’«industria culturale» abbia «plasmato l’immaginario delle sarde e dei sardi», «la loro immagine all’esterno della Sardegna e l’immagine che essi hanno di sé».

Sul blog del collettivo sono già leggibili diversi articoli e analisi sui diversi temi della subalternità e della costruzione degli stereotipi che condizionano la vita pubblica e il dibattito culturale isolano. Ma sicuramente lo sforzo più rilevante di FdL è l’imminente uscita della collettanea Filosofia de Logu. decolonizzare il pensiero e la ricerca in Sardegna. L’opera sarà edita dalla casa editrice Meltemi e l’indice – recentemente divulgato dagli stessi autori e autrici – si preannuncia ricco e innovativo a partire dall’introduzione siglata dai due curatori Sebastiano Ghisu (Università di Sassari) e Alessandro Mongili (Università di Padova).

Gli 11 testi funzionano come altrettanti capitoli di una riflessione plurale ma legata da un filo rosso circa obiettivi e metodi di ricerca. Il sommario annuncia una severa critica ad una filosofia oramai addomesticata e la prospettiva di una sua potenziale ripresa, basata sull’idea che la teoria deve lacerare il pensiero comune (Sebastiano Ghisu) le mitologie fittizie su cui esso si basa (Cristian Perra) anche rilanciando i temi relativi alla filosofia del linguaggio di Placido Cherchi (Alessandro Derrù). Troviamo inoltre il progetto di una innovativa decostruzione della storiografia subalterna (Omar Onnis) passando per una critica serrata della storia dell’economia (Andria Pili), del nuovo feticcio dell’insularità in Costituzione (Gianpaolo Cherchi) e per una decisa ed originale riappropriazione del metodo e del pensiero di Antonio Gramsci (Cristiano Sabino). Emerge infine un radicale e approfondito ripensamento dei paradigmi estetologici della Rinascita (Federica Pau), della torsione a cui è stata sottoposta la Sardegna in nome della modernità (Alessandro Mongili), della questione di genere letta in filigrana alla questione della subalternità coloniale (Giada Bonu) e dei modelli urbanistici come rilancio di un nuovo tipo di cittadinanza legata ai luoghi reali e non a quelli immaginati (Riccardo Onnis).

Il collettivo – come si prevede dall’indice – parte dal presupposto che, in Sardegna, la gran parte delle produzioni intellettuali sono segnate da uno stigma subalterno e su di esse agiscono dispositivi potentissimi anche se silenziati e spesso impliciti. In altre parole in Sardegna, la ricerca e in genere l’attività intellettuale, è pesantemente ipotecata dalla ragion coloniale, vale a dire dalla visione complessiva della realtà sarda che esclude dal suo campo visivo le varie forme di subalternità e anzi le giustifica.

Il libro in uscita per Meltemi è a tutti gli effetti una novità nel panorama intellettuale isolano: si tratta del primo caso, infatti, in cui un gruppo interdisciplinare di ricerca promuove in maniera organica e strutturata uno spazio di riflessione plurale per decostruire i meccanismi intellettuali della subalternità.

Innovativa è anche la forma proposta per finanziare il progetto. Di solito la ricerca viene finanziata dalle università o da fondazioni private. Invece il collettivo chiama a raccolta i lettori lanciando una raccolta fondi artigianale sui social. «Proprio perché partecipativo, libero e non condizionato» – è scritto nel testo di accompagnamento al crowdfunding – «crediamo che anche la sua realizzazione debba passare per una libera adesione e per un contributo volontario proporzionato alle forze di ciascun*. Ecco perché chiediamo il sostegno materiale di tutte le persone interessate, o anche semplicemente curiose, per portare a compimento questa iniziativa. Chiunque voglia, potrà devolvere una cifra anche minima alla realizzazione del libro e al sostegno dell’attività di Filosofia de Logu».

È chiaro che, oltre al pensiero, FdL chiama alla decolonizzazione dei metodi attraverso cui esso viene alimentato e veicolato, cioè i canali di finanziamento e i filtri pubblici e privati che filtrano tutti quegli elementi ritenuti sospetti di non conformità con i modelli dominanti e accettati.

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