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Vinicio Capossela a Bauladu
Vinicio Capossela a Bauladu
Vinicio Capossela conquista il pubblico ed esclama: "E' per me una serata speciale"

Ore 23 di giovedì 2 agosto inizia il concerto di Vinicio Capossela a Bauladu,presso l’anfiteatro comunale,organizzato da Dromos,in collaborazione con il Du Bauladu Festival.

“E’ per me una Serata speciale – esordisce l’artista – dato che 15 anni fa,a settembre 2003,dopo un concerto a Oristano,avevo in bilancio una nutrita serie di canzoni che non erano ancora tali,venivano dalla terra dove io cercavo di penetrarne la crosta,canzoni folcloristiche”.

“Mentre mi trovano a Cabras – continua l’autore – in un paesaggio evocativo,queste canzoni crebbero ospitato sotto il nido di Andrea Cutri,un grandissimo chitarrista,e grazie anche alla sua collaborazione,le canzoni che ho incubato per vari anni iniziarono a germogliare come i semi sulla terra che nascono pian piano. Molti anni dopo queste canzoni furono pubblicate come “Canzoni della cùpa”.

”Femmine” è il primo pezzo della serata ed è un canto di lavoro delle raccoglitrici di tabacco del Salento,che lavorano nella polvere,come polvere sono le anime che riposano qui vicino,riferendosi al cimitero monumentale di Bauladu.
Un canto femminile,un canto di femmine. La serata prosegue con il secondo brano “Porto rancore al silenzio”,che ricorda il dono del silenzio,e il cantante racconta che mentre si trovava in un bar di Pattada,un signore del luogo per ordinare un succo di frutta,disse solo “frutta”.

Il nome di Vinicio,inizia ad essere acclamato da molte persone che tutte in piedi,ballano e festeggiano quest’evento atteso da tanti anni,mentre iniziano le note de “Il lamento dei mendicanti”,seguito subito dopo da “L’acqua chiara alla fontana”,dove un cavaliere chiede la virtù della ragazza,in cambio di 30 marenghi d’oro; la ragazza,titubante,chiede consiglio alla madre,che le risponde: “figlia fallo,perché quei marenghi sono l’unica dote che ti dà la mamma”.

L’anfiteatro è sempre più pieno,continuano a riempirsi gli spazi vuoti,mentre Capossela intona una canzone di Matteo Salvatore “Il forestiero” che distingue tra straniero e forestiero che si trasferisce per lavoro.

Altri Brani come “Faccia di Corno” una canzone di ingiuria che sostituisce l’amore quando è andato male o quando finisce,quando è stato oggetto di tradimento,oppure semplicemente di esclusione; un canto d’amore che si trasforma in un canto di ingiuria.

Il concerto continua con “Chi muore muore,chi campa campa” ,“La notte è bella da soli” e “Il treno”,con delle bellissime sonorità western.

Il clou viene raggiunto quando entrano i scena i Merdules e Boes di Ottana,sommando il suono dei loro campanacci al suono degli strumenti dei musicisti,che accompagnano l’artista: Glauco Zuppiroli al contrabbasso,Victor Herrero alle chitarre,Fabrice Martinez al violino,Alessandro Stefana alle chitarre,Riccardo Pittau alla tromba e Giuseppe Leone alle percussioni.

Lo spettacolo termina alle 2 del mattino,in un crescendo di applausi,con il brano “Cumponidori”,ambientato nella giostra della sartiglia di Oristano.

Michele Vacca

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