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LA VERNACCIA SI FA DA SOLA, IO SONO SOLO UN CANTINIERE
VENDEMMIE IN SARDEGNA: ORISTANO
Baratili San Pietro

Mauro Putzolu e la sua vernaccia

A parlare è Mauro Putzolu (in foto), il più piccolo produttore di vernaccia di Oristano. Sulla vendemmia 2021, in partenza questa settimana, prevede buona qualità anche se non tanta resa

Con le sue 62 molecole odorose rilevate negli studi è un vino unico. La Vernaccia di Oristano è di una complessità esemplare, e nasce in un territorio straordinariamente vocato. “È un vino che ti dà delle emozioni, ogni botte ti può regalare qualcosa di eccezionale, di incredibile raffinatezza”. Così Mauro Putzolu, titolare della cantina S’Anatzu di Baratili San Pietro, che questa settimana dà il via alla vendemmia. Le sue due vigne si trovano una nel territorio comunale e l’altra nella confinante Riola Sardo, accanto a quelle che furono del genitore e ancora prima del nonno. Con il mare a sei chilometri, sulle viti arriva un maestrale carico di salinità che, nella sua corsa, dissolve l’umidità e raccoglie tutti gli aromi delle erbe presenti sulle dune. Il vino evolve con il tempo. Parla tanto il colore, che cambia, arrivando all’ambra intensa di questa materia preziosamente ossidativa. “La mia vernaccia riesce a conservare gli aromi fruttati anche nell’invecchiamento”, racconta. Con una resa massima che ferma a un chilo e mezzo a pianta e una produzione di un migliaio di bottiglie è il più piccolo produttore. In realtà potrebbe incrementare la produttività ma dal 1997, anno in cui aprì la cantina, vendere a tutti i costi non è mai stata la priorità. La sua è una ricerca di anima del vino. “Il mio vero obiettivo è provare emozioni che ti ripaghino di tutto il lavoro”, confessa.

FARE IL VINO. Il vino si fa in vigna. Nel suo caso con allevamento ad alberello con tre speroni a garanzia di una produzione di alta qualità benché limitata. Ed è bandito l’uso di concimi chimici e diserbanti. Suo nonno gli ha insegnato a trattare quella terra con grande cura. A farla bella, perché “quando la puliva era solito dire che la vigna era come una ragazza che si imbellettava prima di uscire. S’adrinzada, mi ripeteva”. Tutta la sapienza tramandata è fondamentale, tanto che sarebbe estremamente difficile per lui operare senza le precedenti due generazioni alle spalle. “Occorre avvalersi della somma di esperienze di tuo padre e del padre di tuo padre”, afferma e spiega: “La vernaccia si fa da sola, tu la devi accompagnare, devi essere un bravo cantiniere”. Mauro Putzolu è attento a non modificare le caratteristiche fisico-chimiche. A fermentazione conclusa stocca il liquido in botti di castagno neutre scolme per dare il via al processo di invecchiamento biologico. “Un fenomeno che accade in modo naturale in pochi vini al mondo”, spiega.

CHI ASSAGGIA. Una volta un enotecario tentò di comprargli tutte e mille le bottiglie dell’ultima annata ma lui declinò. “Non me ne sarebbe restato”, ride di gusto. Quando qualcuno bussa in cantina per degustazioni e acquisti può trattenersi per ore a conversare sul suo prodotto, entrando in tutti i dettagli. E se si presentano enoturisti parlanti inglese è la deliziosa moglie Monica, docente di lingue straniere, a tradurre. Lui non si capacita dei costrutti più lineari dell’inglese e resta dubbioso sulle sfumature potenzialmente andate perdute nella traduzione. Lei ne sorride comprendendone la smisurata passione: “La vernaccia è la sua vita. Addirittura preferisce non venderla se sospetta che non sia stata realmente apprezzata”. Il produttore scoppia a ridere: “Mi dicono che sto dando via il sangue”. Al naso e quindi al sorso ci sarebbe molto da dire, per esempio sulla vernaccia riserva del 1999, e servirebbero molteplici aggettivi. Straordinaria, limitandosi a uno solo.

TESORO DI SARDEGNA. Che la vernaccia sia un grande vino da meditazione è noto da un pezzo. Come è di grande valenza il contesto geografico e storico. La prova del carbonio 14 sugli archeosemi di vernaccia e malvasia ritrovati nel villaggio nuragico di Sa Osa, a Cabras, ci dicono che nella terra di Eleonora d’Arborea la viticoltura risale a circa 3mila anni fa. La storia aiuterebbe di certo a rilanciare l’Oristanese e le sue produzioni enologiche. La Vernaccia di Oristano è stato anche il primo vino in Sardegna a ottenere, nel 1971, una denominazione. A cinquant’anni dalla Doc cosa servirebbe? “Dobbiamo innanzitutto ripartire dalla consapevolezza di quello che abbiamo”, conclude.

Manuela Vacca
manuela.vacca (chiocciola) sardegnaeventi24.it

Redazione SardegnaEventi24.it

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