Sardegna, la discarica si amplia fino al 2034: la sentenza del TAR riapre il dibattito sulla tutela ambientale nel Parteolla

- 29 Ottobre 2026
A Serdiana, alle porte di Cagliari, una nuova decisione della giustizia amministrativa riaccende l'attenzione su un impianto attivo da decenni. Sullo sfondo, la contaminazione delle acque sotterranee in una parte della discarica, una condanna penale di primo grado e le domande sul ruolo delle istituzioni.

SERDIANA (CAGLIARI) – 27 ottobre 2026. Una discarica di rifiuti speciali, un territorio che da anni chiede garanzie ambientali e una nuova sentenza che lascia in piedi le autorizzazioni contestate. È quanto emerge dalla vicenda dell’impianto Ecoserdiana, situato in località Su Siccesu, nel Comune di Serdiana, a breve distanza dai centri abitati di Donori e Dolianova.

Con la sentenza n. 1275/2026, pubblicata il 23 ottobre, il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna ha dichiarato in parte irricevibile e per il resto respinto il ricorso presentato dal Gruppo d’Intervento Giuridico contro i provvedimenti riguardanti l’ampliamento della discarica e la prosecuzione dell’attività.

Al centro della controversia figurano un ulteriore ampliamento della capacità di conferimento e la durata della concessione delle aree, fissata al 3 luglio 2034.

Il TAR ha ritenuto tardive alcune contestazioni e non sufficientemente specifiche altre censure. La pronuncia non equivale tuttavia a una certificazione dell’assenza di ogni criticità ambientale: stabilisce che, per le ragioni esaminate nel giudizio, non sussistono i presupposti per annullare gli atti impugnati.

La contaminazione delle acque e il procedimento penale

Uno degli aspetti più delicati della vicenda riguarda la contaminazione delle acque sotterranee nell’area del modulo 2, richiamata anche nella documentazione esaminata dal TAR.

La situazione è oggetto di specifiche procedure di messa in sicurezza e trattamento delle acque contaminate. Secondo la documentazione disponibile, è previsto anche un sistema di trattamento con successivo scarico nel rio Flumineddu, nel territorio di Dolianova, nell’ambito di un distinto procedimento autorizzativo.

Si tratta di circostanze che rendono particolarmente importante la disponibilità pubblica dei dati di monitoraggio, delle prescrizioni ambientali e degli esiti dei controlli.

A questo quadro si aggiunge la sentenza penale di primo grado pronunciata nel luglio 2026 dal Tribunale di Cagliari nei confronti dell’amministratore unico di Ecoserdiana, condannato a un anno e sei mesi per inquinamento ambientale. Trattandosi di una decisione di primo grado, deve essere rispettato il principio di presunzione di innocenza fino all’eventuale condanna definitiva.

La società e gli enti competenti hanno seguito distinti procedimenti autorizzativi e ambientali. La presenza di una contaminazione già documentata non dimostra, di per sé, che il nuovo ampliamento provocherà ulteriori danni, ma rende legittima la richiesta di informazioni e controlli puntuali.

Donori e il ruolo delle amministrazioni locali

La vicenda interessa direttamente anche Donori, Comune confinante con il territorio su cui sorge l’impianto.

Nel corso degli anni, Donori ha manifestato contrarietà ad alcuni interventi sulla discarica e ha intrapreso iniziative giudiziarie. Risulta inoltre essersi costituito parte civile nel procedimento penale relativo all’inquinamento ambientale.

Il Comune, tuttavia, non figura tra le parti del giudizio concluso con la sentenza del TAR n. 1275/2026.

Questa circostanza apre alcune domande alle quali sarebbe utile dare una risposta pubblica: l’amministrazione comunale aveva valutato la possibilità di impugnare i nuovi provvedimenti o di intervenire nel contenzioso? Quali valutazioni giuridiche e amministrative sono state compiute? Quali iniziative vengono oggi portate avanti per conoscere lo stato delle matrici ambientali e tutelare la popolazione?

Non partecipare a un determinato procedimento non significa necessariamente essere rimasti inattivi. Proprio per questo, una ricostruzione completa delle iniziative adottate dalle istituzioni contribuirebbe a chiarire il quadro.

Salute, ambiente e diritto all’informazione

La Costituzione italiana, attraverso gli articoli 9 e 32, tutela l’ambiente e riconosce la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la legittimità delle autorizzazioni o la durata della concessione. Riguarda anche il diritto delle comunità locali a conoscere le condizioni ambientali del proprio territorio e le misure adottate per prevenire ulteriori criticità.

Sarebbe importante rendere facilmente accessibili i risultati aggiornati dei controlli sulle acque sotterranee e superficiali, le verifiche sull’efficacia della messa in sicurezza, le prescrizioni imposte all’impianto e le eventuali non conformità rilevate dagli organismi competenti.

La trasparenza permetterebbe di distinguere i rischi effettivamente documentati dalle preoccupazioni che richiedono ulteriori accertamenti.

Una questione che supera i confini comunali

La discarica di Serdiana non rappresenta soltanto una controversia locale. Solleva interrogativi più generali sul rapporto tra gestione dei rifiuti, protezione ambientale, responsabilità istituzionali e partecipazione dei cittadini.

Dopo decenni di attività, mentre si prospetta la prosecuzione della concessione fino al 2034, le comunità del Parteolla hanno interesse a conoscere non soltanto le ragioni delle autorizzazioni, ma anche le garanzie previste per il presente e per il futuro.

La domanda che resta aperta è semplice: quali controlli, quali dati pubblici e quali garanzie concrete accompagneranno i prossimi anni di attività della discarica?

Una risposta documentata da parte della Regione Sardegna, degli enti di controllo, delle amministrazioni interessate e del gestore contribuirebbe a un confronto fondato sui fatti, nell’interesse dell’intero territorio.

Michela Mura

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