Angelo LIBERATI, COMPOSITORE – Mostra personale alla A.C. “Il Cornetto Acustico” Aps di Cagliari
Angelo LIBERATI – COMPOSITORE
“Non c’è nulla da dire, c’è solo da guardare…”
Mostra personale dell’artista a cura di Carlo MACCIONI
Presso “Il Cornetto Acustico” – Via San Giovanni, 219 – Cagliari (quartiere Villanova)
Dal giorno della inaugurazione, mercoledì 24 settembre ore 18.30, al giorno di sabato 11 ottobre 2025 ore 20.00.
L’esposizione sarà visitabile, in modo libero e gratuito, nei giorni da giovedì a sabato dalle ore 17.00 alle 20.00.
TESTO di AUTOPRESENTAZIONE di ANGELO LIBERATI
“Se penso ai vari perché della costante presenza del cinema nel mio lavoro, metterei l’entusiasmo per il film “Il Deserto Rosso” di Michelangelo Antonioni, che vidi nel 1964, con le recensioni e le interviste che riportavano la collaborazione di Antonioni con alcuni pittori per le scelte dei colori e altro, nella realizzazione del film. Film che lasciò il segno; qualche traccia è reperibile nella mia memoria di qualche dipinto tra il ’66 e il ‘68. Tracce di una fascinazione visiva dovuta forse anche al mio lavoro. In quegli anni lavoravo a Roma in una tipografia in via del Corso, pochi metri da Piazza del Popolo, sotto la casa romana di Goethe, tipografia che è facile immaginare frequentata da artisti, scrittori e intellettuali di varia provenienza. Sarà anche per questo motivo che mi interessa di più l’immagine riprodotta rispetto alla cosiddetta realtà. Ero affascinato dalla stampa e dai caratteri mobili, bellissimi i cliché che andavo a ritirare in via Del Vantaggio e restavo ammirato dai lavoranti che li scontornavano con pennelli imbevuti di vernicetta, con acido e altro (una puzza micidiale). Le prove di stampa che uscivano dalle prima macchina bicolore le raccattavo e le portavo a casa. Successivamente scoprii che anche Mimmo Rotella con ben altra consapevolezza, faceva la stessa cosa in quel periodo, avendo in precedenza dato “artisticità” ai manifesti cinematografici e non, che andava strappando per le vie del centro intorno a Piazza del Popolo. Quindi il mio occhio era catturato dall’immagine riprodotta. Nel ’67 qualche nozione di cultura visiva in più la avevo incamerata attraverso le mostre e soprattutto al cinema, come il film di Godard “Weekend”, visto al cinema Capranichetta, appena uscito nel 1967. Dopo quello cominciai a rendermi conto che un film si poteva (si doveva) vedere anche soltanto per guardarlo, che era poi il modo per capirlo meglio. Da lì cominciò la frammentazione e l’accumulo di immagini sulla superficie di carta, tela, metallo e legno, vetro. Un solvente, il Ricalchino, come la decalcomania, serviva per trasportare le immagini stampate da un supporto iniziale alla carta, tela, lastra di metallo. però era più libero e potevo usarlo con le immagini che sceglievo io. Era talmente innovativo, non so’ se esistesse già il diluente alla nitro, credo di no. Cominciarono a quell’epoca i miei “décollage” o “transfer drawing”, con la tecnica che mi consentiva di evocare un determinato film, attraverso l’immagine di un particolare alterato, graffiato, velato, la mia attenzione per il cinema riprodotto in quadricromia aumentò sempre più. Tutt’ora è alla base del mio lavoro, supportato dall’ammonimento di Godard che recita più o meno così: “Un film deve avere un inizio, un centro e una fine. Non necessariamente in quest’ordine”. Direi che le motivazioni del mio ricercare l’immaginario nel cinema è tutto qui e di conseguenza anche le scelte dei piccoli cicli monografici dedicati ad autori in particolare, Antonioni, Visconti, hanno proprio questa caratteristica della apparente casualità che però è motivata, anzi soltanto giustificativa per la mia ideologia, anche dalla necessità di marcare le differenze tra gli autori. Non si può inoltre escludere che a volte le scelte, soprattutto quando potevo reperire sul mercato in veri manifesti cinematografici stampati con sistemi tipografici più o meno moderni, erano dettate e sollecitate dalla qualità sì dell’immagine riprodotta e dell’autore di riferimento, ma anche e soprattutto dalla qualità della stampa e degli inchiostri, che al tatto definivo interessanti e adatti a ciò che volevo realizzare in quel momento. Potrei continuare all’infinito su come le immagini alla fine assemblate con l’esperienza dovuta, come ogni indagatore semiologo o no sa bene, finiscono per trovare un loro significato ben preciso”.
(Angelo Liberati, artista, settembre 2025)
BREVI NOTE BIOGRAFICHE e PROFESSIONALI
Angelo Liberati nasce a Frascati il 2 giugno 1946. A Roma, nei primi anni ’60, frequenta la Scuola Comunale di Arti Ornamentali e successivamente lo studio dell’artista italo-argentino Silvio Benedetto. Nel 1970 si trasferisce in Sardegna, dove, a contatto con le neoavanguardie isolane, matura una poetica neofigurativa, sensibile alle esperienze della Pop Art, ma molto importante per la sua ricerca è anche il rapporto con Renzo Vespignani, con cui stringe una importante amicizia che dura fino alla scomparsa dell’artista romano.
TESTO CRITICO di CARLO MACCIONI
Angelo LIBERATI, COMPOSITORE“
In un manto bianco si delineano volti, figure e storie. Ecco Brigitte Bardot, Io da Correggio e Giove semi celato nel buio, attorniati da frammenti di poesie e ritagli di quotidiani. Ecco il profilo d’un elefante, la locandina di un film di Martin Scorsese, segni, tracciati e i versi di Marianne Moore. Ecco John Fitzgerald Kennedy, Tano Festa, il colonnello Lionel Mandrake in Il Dottor Stranamore e la Cappella Sistina. Ecco un monolite nero, sfumature di verde e di grigio sormontare una testa di capra. Ecco Gian Lorenzo Bernini, una mano lieve su Proserpina, rosso vermiglio, cardinale, giallo cromo e Giordano Bruno. Ecco ancora le parole dell’eretico, l’ombra di Dostoevskij, Il tribunale dell’Inquisizione di Goya, una mano tra le cosce. Ecco la sagoma di una lametta usa-e-getta, i cerchi e il XXVI canto dell’Inferno. Ecco la scansione di disegnati fotogrammi, un casco da pilota e guanti da corsa, un uomo bendato come al patibolo. Ecco le strofe di Nick Drake e gli astronauti dell’Apollo 1 nel racconto de L’Espresso, quasi in cianotipia. Ecco le trame di stelle di Zabriskie Point, una bicicletta e Debora Caprioglio.
È l’arte di Angelo Liberati a emergere, dall’amalgama della materia pittorica, attraverso il comporre tramite frammenti di cose, una moltitudine di singoli elementi che si sommano, sinfonicamente. Liberati parla di una realtà che non può essere resa tramite figurazione diretta ma dev’essere osservata di scorcio per coglierne le sfaccettature da tutte le possibili e sempre mutevoli angolature. Così, come scriveva Gaetano Brundu, “il pittore riesce a subordinare tutti questi elementi alle sue necessità espressive: ne viene fuori un mondo frantumato, un tumultuale di immagini «belle» e «brutte», di macchie, di lacerazioni, di segni brutali o straordinariamente delicati”. Il comporre di Angelo Liberati si distanzia dal pennello per dare spazio a “frammenti ottici della realtà e della storia contemporanea” che sono già codificati dal mondo della comunicazione: pagine di riviste, quotidiani, immagini iconiche, opere della grande Storia dell’Arte, personaggi, tutti messi nella figurazione tramite il riporto, insieme di tecniche con le quali l’autore inserisce gli elementi nelle sue creazioni.
La scelta di questi frammenti nasce da un periodo storico, da un clima politico e da un eterogeneo cosmo culturale che Liberati ha assorbito nei suoi temi chiave e nelle sue espressioni principali. Questo si somma alla volontà dell’artista di ricercare un linguaggio che unisca abilità manuale e riporto d’immagini, scelte anche in base ad una precisa qualità tipografica, dettata dalla presenza di inchiostri senza essiccanti, dunque dalla carta stampata da cui sono tratte le scene trasferite, insieme ad un utilizzo del disegno e del mezzo pittorico che non eccede mai nel decorativo e nell’estetico e non camuffa i riporti. Allo stesso modo l’impaginazione delle opere gioca tra visivo e verbale, discendendo da una identità culturale attenta alla poesia ma anche alla musica e al cinema, quello di qualità, e all’impegno militante, umanitario.
Angelo Liberati ha iniziato a comporre negli anni sessanta quando – entrato in tipografia per l’avviamento al lavoro, prima di intraprendere la via della pittura – si trova a operare con il “compositoio“, formando linee di caratteri mobili sul telaio, che fissa lettere e parole e da forma tangibile al pensiero, assemblando segni per costruire nuovi sensi. Oggi, quello stesso gesto combinatorio trasforma brani del reale in un alfabeto assoluto, dove le immagini sostituiscono le parole per comporre nuove sinfonie visive.
Si sviluppa in questo modo una creazione dove – come invita il critico Gianni Murtas – “ricostruire attraverso il significato metonimico dei frammenti il senso complessivo”. Liberati realizza composizioni stratificate in cui “ogni icona può dirsi un mondo” e l’insieme un universo di significati. Questi prendono vita nelle opere in mostra, invitando ciascuno a compiere la propria personale esplorazione, e a trarne il proprio senso”.
(Carlo Maccioni, esperto d’arte, settembre 2025)
TESTO di PRESENTAZIONE di Simona CAMPUS
Angelo LIBERATI
“Angelo Liberati ha attraversato decenni di trasformazioni culturali con coerenza e costante tensione espressiva. A partire dagli anni Sessanta, periodo al quale risalgono i suoi esordi nel contesto di una Roma coinvolta da radicali cambiamenti del sistema dell’arte, la sua ricerca non ha mai smesso di interrogare il presente, attraverso l’esercizio di un linguaggio fortemente connotato e connotativo, fondato sull’intersezione della dimensione visiva con la dimensione letteraria, cinematografica e musicale, in una prospettiva di militanza, artistica e sociale.
A Roma – dove entra in contatto con le gallerie più aggiornate e con l’affermarsi delle nuove avanguardie – come riportato nella letteratura sull’artista e come da lui stesso sempre ricordato, Liberati incontra Silvio Benedetto, pittore italo-argentino che lo introduce alle sperimentazioni della Pop Art. Della poetica pop, tesa ad affrontare sfide e contraddizioni imposte dall’affermarsi della società di massa, comincia a elaborare una specifica e originale declinazione.
Dopo il trasferimento in Sardegna, nel 1970, sull’esperienza romana si innesta il coinvolgimento nelle istanze di rinnovamento dell’arte isolana e il sodalizio con i protagonisti – Gaetano Brundu e Tonino Casula in primis – di quei Gruppi – da Studio ’58 al Gruppo di Iniziativa e al Centro di Cultura Democratica – nati dalla necessità di superare il retaggio di una tradizione sentita ormai come anacronistica.
Nutrita da tale innesto, l’arte di Liberati sviluppa la riflessione sul rapporto intersemiotico tra differenti codici, a partire da una pittura che adotta la pratica del collage e del décollage, costruita al contempo su velature cromatiche e segni grafici la cui forza incisiva richiama l’esempio di Renzo Vespignani. Le citazioni letterarie, l’evocazione delle atmosfere di Michelangelo Antonioni, il dialogo sempre rinnovato con Bob Dylan, compongono un universo in cui abitano, senza soluzione di continuità, la sensualità del corpo femminile e la celebrazione dell’erotismo, l’impegno civile e l’asserzione critica. La stratificazione di immagini e testi non sceglie di poggiare su un ordine rigorosamente logico, ma sulle ragioni dell’intuizione, sull’accostamento quasi surrealista di frammenti, che messi in connessione moltiplicano suggestioni, significati e possibilità di lettura.
Sono frammenti di un discorso amoroso: perché per Angelo Liberati, come insegna il celebre saggio di Roland Barthes, solo nel provare a comporre la frammentarietà risiede la possibilità di abbracciare – e, forse, talvolta, provare a comprendere – la complessità”.
(Simona CAMPUS, esperto d’arte, settembre 2025)
NOTA BENE
Per gentile concessione dell’artista Angelo LIBERATI, oltre ai testi di presentazione della mostra curati da lui medesimo e dall’esperto d’arte Carlo MACCIONI, a questo post sono allegate n. 14 immagini fotografiche di alcune delle opere che verranno esposte presso la sede dell’A.C. “Il Cornetto Acustico” Aps di Cagliari, dal 24/09 all’11/10/2025.
INFO e CONTATTI
A.C. “Il Cornetto Acustico” Aps – Via S. Giovanni, 219 (quartiere storico Villanova) Cagliari
Cell. n. 335 520 5993 (WhatsApp)
E-Mail: ilcornettoacustico@gmail.com
Facebook: https://www.facebook.com/groups/715909923959937
Angelo LIBERATI – Artista espositore
Facebook: https://www.facebook.com/angelo.liberati.9
Gianfranco Ghironi
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