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“CAPOVERSO” – Mostra di Nabil BOUTROS e Mauro ROMBI al “Temporary Storing” di Cagliari

30-04-2026 - 15-05-2026
Cagliari - Sede del "Temporary Storing"

“CAPOVERSO”

Mostra di Nabil BOUTROS e Mauro ROMBI

Da Giovedì 30 Aprile a Venerdì 15 Maggio 2026
Presso la galleria “Temporary Storing”
Fondazione per l’Arte Bartoli-Felter
Via XXIX Novembre 1847, nn. 3-5
CAGLIARI (quartiere storico di Stampace)

Giorni e Orari delle visite
Da Lunedì a Venerdì, dalle ore 18.00 alle 19.30
Sabato e Domenica chiuso
Ingresso libero e gratuito

INFO e CONTATTI

Temporary Storing (Via XXIX Novembre 1847 nn. 3-5 – Cagliari)
E-Mail: fondartbartolifelter@tiscali.it
Facebook: https://www.facebook.com/FondazioneArteBartoliFelter

Nabil BOUTROS (artista espositore)
Facebook: https://www.facebook.com/nabil.boutros.3?locale=it_IT

Mauro ROMBI (artista espositore)
Facebook: https://www.facebook.com/mauro.rombi?locale=it_IT
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“Le fotografie di Guardia dei Mori di Mauro Rombi e Delle pietre di Nabil Boutros instaurano un dialogo profondo sul tema dell’identità, dell’alterità e della memoria nel contesto mediterraneo, con particolare riferimento alla Sardegna e al mondo arabo. L’“altro” – storicamente incarnato dalla figura del moro – non è qui inteso come elemento estraneo, ma come specchio inquieto e necessario attraverso cui una comunità è chiamata a interrogare se stessa. L’identità isolana viene rievocata da Nabil Boutros attraverso la memoria storica delle pietre, simbolo di una costante resistenziale dell’isola rispetto al tentativo di appiattimento in conseguenza di forme speculative, che vogliono ridurre la complessità di un popolo e del suo paesaggio in forme stereotipate o folkloriche. Il lavoro di Nabil Boutros si inserisce in questa riflessione con forza poetica e politica. Artista nato al Cairo e attivo tra diverse geografie culturali, Boutros utilizza la pietra come metafora ancestrale di potere, spiritualità e limite. Nell’opera Delle pietre, ispirata ai suoi soggiorni in Sardegna, i monoliti, che hanno dato origine ai nuraghi e alle numerose architetture megalitiche dell’isola dialogano con il celebre paradosso dell’onnipotenza, rivelando la fragilità dell’ambizione umana e la distanza incolmabile tra finito e infinito. Le sue immagini, caratterizzate da un forte chiaroscuro, non si offrono come consumo visivo immediato, ma come spazio di sospensione e silenzio, in cui lo sguardo è invitato a rallentare e a interrogarsi. Invece l’opera fotografica di Mauro Rombi, che prende il nome dal punto più elevato dell’isola di San Pietro, culla della cultura tabarkina delle sue origini, rinunciando a qualsiasi pretesa di oggettività o di esotismo, cerca nella semplicità delle cose quotidiane, nella fattispecie muri, finestre o porte, uno strumento di dialogo interiore capace di attraversare la superficie delle apparenze e di mettere in crisi i luoghi comuni della rappresentazione. Manufatti che diventano perciò segni di una memoria condivisa, aperture simboliche verso un passato che continua a interrogare il presente”.

(Testo di presentazione della mostra a cura di Mauro ROMBI)
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BREVI BIOGRAFIE e CURRICULUM PROFESSIONALI degli ARTISTI ESPOSITORI
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NOTE BIOGRAFICHE di MAURO ROMBI

Nato nel 1957. Nel 1980 è stato uno dei fondatori della Galleria “Photo 13” di Cagliari; l’unica in Sardegna specializzata in fotografia, e una delle poche in Italia. Ha insegnato teoria e storia della fotografia. Ha esposto in numerose istituzioni culturali, tra le quali:

ESPOSIZIONI

– “Mostra Regionale d’Arte, Fiera Internazionale della Sardegna”, Cagliari, 1980.
– “Fotografia come segno cercato”, Comune di Sorrento, 1984.
– “Incontri Internazionali di Fotografia”, Bellinzona (Svizzera), 1998.
– “Gorizia-Anno Zero”, Biennale di Architettura, Venezia, 2004.
– “O recanto”, Museu da Imagem e do Som, San Paolo (Brasile), 2006;
– “La Strada Felice”, Istituto Italiano di Cultura di Londra, Londra,2006;
– “Contemporaneità della memoria”, Palazzo Rialto Santambrogio, Roma, 2006.
– “The Original Tour”, Su Palatu, Villanova Monteleone, SS, 2010.
– “Ficciones”, Centro Cultural PUCE, Universidad Catolica de Quito, Ecuador.
– Feria Internacional de Arte Contemporáneo, Madrid, 2016.
– Museo Man di Nuoro, Arte contemporanea in Sardegna, Nuoro, 2017.
– “La città sospesa”, con Mimmo Caruso, Fondazione Bartoli-Felter, Temporary Storing, Cagliari, 2022.
– Personale “Lezioni Americane”, Fondazione Bartoli-Felter, Temporary Storing, Cagliari, 2024.

ALCUNE PUBBLICAZIONI

– “Utopia/Avaria”, Edizioni Galleria Photo 13, Cagliari,1988.
– “Sardinna-Cymru-England, Photography And Our Cultural Heritage”, Ed. Ass.Italia-Inghilterra, Cagliari, 1995.
– “Photographs of Uganda & Sardinia”, Ed. The University of Wales, Aberystwyth, 1995;
– Edouard Delessert (a cura di E. Caredda e M. Rombi), Sei settimane nell’isola di Sardegna, Ed. Delfino, Sassari, 2001.
– “Le origini della fotografia in Sardegna: Edouard Delessert”, Rivista “FOTOSTORICA”, diretta da Italo Zannier, Gli archivi della fotografia, n. 21-22, Treviso, 2002.
– “El fotografo Zaccaria D’Aniello y la inmigraciòn italiana en Ecuador en los años 20”, Ambasciata d’Italia, Quito (Ecuador), 2009.
– “La città sospesa: Cagliari ai tempi di Google Earth”, della serie: I fotografi della Sar-degna: Mimmo Caruso e Mauro Rombi, Ed.Tema, Cagliari, 2022.
– “Antologia”, della serie: I fotografi della Sardegna: Attilio Della Maria, Quaderni del Museo della Fotografia, ed. Tema, 2023.
– “Cent’anni dal futuro: 7 Fotografi per Otello Sarzi”, Quaderni del Museo della Fotografia, Reggio Emilia, 2023.
– “Roma nuda e fluorescente: la fotografia di Marcello Leotta”, La Vaccheria, Roma EUR, Roma, 2023.
– “Josto Miglior Fotografo”, della serie: I fotografi della Sardegna, Ed. Tema, Cagliari, 2024.
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GUARDIA dei MORI

“Quale antico retaggio di avi Tabarkini, l’“altro” come alterità si trasforma in dubbio mentre l’idea di identità si flette e riflette, sfuma nella complessità della storia, diventa ponte nella geografia del Mare nostrum, e la pelle bruciata dal sole e dalla salsedine non è poi tanto diversa da quella del moro. Così come l’idea di nazione non è più tale sulla superficie del mare: per un isolano essa diventa infatti mero prolungamento del proprio sguardo, sempre cangiante nella mutevole apparenza. Allora la costruzione dell’altro stratifica, diverge, non è univoca, si mescola a elementi ibridati nei costumi, nella cucina e nelle case, soprattutto le bianche “baracche” di calce delle campagne, una volta contrastato abbaglio sullo sfondo di verdeggianti vigneti lavorati con infinito amore e ora struggente ricordo di una remota infanzia. Case che hanno custodito nell’immacolato candore il filo rosso che ci rimanda verso l’oltremare, porta dei miti d’Oriente; allo stesso modo della sabbia del deserto che un implacabile scirocco ci porta con le piogge. “Temuto, invidiato, combattuto o denigrato” il moro è dietro il promontorio dell’immaginazione, frutto proibito di leggende e fantasmi, protagonista di racconti e aneddoti, ma in realtà è dentro di noi che si combatte la lotta furibonda di un’identità lacerata, vilipesa e ormai residuale souvenir offerto a buon prezzo alle torme del turismo rampante. Dietro l’apparenza del diverso, come in uno specchio si cela l’immagine del nostro riflesso, il negativo di noi stessi, che ci interroga e inquieta. L’immagine dei mori è pure nella nostra bandiera, segno irrefutabile della nostra identità; con la bandana sugli occhi, che paradossalmente una miope classe politica ha sollevato sulla fronte.
Come può allora la fotografia dare voce oggettiva del nostro dissidio interiore? O invece sarebbe meglio dar luogo all’immagine romantica e attraente di un impossibile ideale? Perché non abbondare di immagini con palme nel deserto e cammelli? O invece ripercorrere le ormai logore strade di un Flaubert e Maxime du Camp o seguire più scaltri e accorti i sentieri di un pioniere come Edouard Delessert, il quale al termine del suo peregrinare ci potrebbe riportare nell’isola? Men-tre la cronaca restituisce immagini di naufragi strazianti e un conflitto disumano, che la fotografia di reportage non sembra in grado poter combattere.
Siamo d’accordo, l’oggettività non esiste e l’unica possibilità che può offrire l’arte è forse quella di un dialogo con noi stessi, e prima di tutto con la nostra coscienza, e con le letture e gli amici e i viaggi alla ricerca di qualcosa che è simile alla nostra vita quotidiana, con la sua semplice storia e il vissuto giornaliero e uno sguardo che smarrito cerca di vedere tra il velo delle apparenze, oltre lo stereotipo e i luoghi comuni di un potere cinico e baro.
Bisogna evitare a tutti i costi di dissimulare l’immagine reale per immergersi in un universo alieno, condito in salsa esotica, barattato in nome di valori che nascono da una presunta universalità. La scelta di questo lavoro si deve pertanto a un dialettico rapporto con un amico, Nabil Boutros, che, come tutti gli amici ha qualcosa di molto simile a noi, pur nella sua diversità. È “altro” da noi, ma ha indubbiamente qualcosa di “noi” e ciò lo rende vicino, e ci aiuta a capire, e ci aiuta a vedere, a posare lo sguardo dove solitamente la nostra visione non si ferma, perché così immersi come siamo nella vita di ogni giorno spesso non ci rendiamo conto della sua singolare peculiarità. E allora mentre Nabil scruta e interroga le nostre pietre, quelle stesse pietre che secondo la scrittrice Michela Murgia sono i segni più evidenti della nostra cultura, custodi privilegiate della memoria dell’ostinata natura di isolani – tanto che, lei ci rammenta, nel passato per favorire il ricordo di qualcosa d’importante era usanza mettere un piccolo sasso in tasca –, mi piace ricambiare il suo sguardo dimesso attraverso l’osservazione di muri e case del mondo arabo, con varchi di porte e finestre che aprono l’interno, ma che dall’interno dipingono il paesaggio grazie alle loro vedute vibranti di una quotidianità lontana e pure vicina. D’altra parte, la fotografia… tutta la fotografia, non è forse una finestra spalancata sul mondo o una porta che ci lascia sulla soglia ad osservare cosa succede fuori?
A questo proposito ci piace ricordare che quella che viene considerata la prima fotografia al mondo, realizzata sembra nel 1826 – e corre l’obbligo di ricordare che quest’anno si celebra il bicentenario – da Joseph Nicéphore Niépce, è proprio la raffigurazione del panorama ripreso dalla finestra della sua casa a Saint-Loup-de-Varennes. E non è attraverso queste aperture sulla realtà esterna e la loro presunta di-versità che possiamo cogliere il senso di un fascino remoto, che pure ci appartiene? Anch’esse memoria di un passato che l’idea di una malcelata modernità rischia di travolgere, assieme all’idea di una Grande Madre che custodisca il senso di una ormai labile traccia non ancora del tutto definitivamente perduta”.

(Testo di presentazione di Mauro ROMBI curato dallo stesso autore)
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NOTE BIOGRAFICHE di NABIL BOUTROS

Nato nel 1954. La sua opera spazia dalla fotografia alla pittura, dalla scenografia alle installazioni. Ha esposto in numerose istituzioni culturali internazionali, tra le quali:
– Museo Tropen, Amsterdam, Paesi Bassi, 2022;
– Istituto del Mondo Arabo, Parigi, Francia, 2021, 2018, 2017, 2015, 2012, 2005, 1998;
– Istituto delle Culture dell’Islam “Credenze” Parigi, Francia, 2020;
– Rauma Triennale, Rauma, Finlandia, 2019;
– Biennale di Riga per l’Arte Contemporanea, Riga, Lettonia, 2018;
– La Villette Afriques Capitales, Parigi, Francia, 2017;
– Biennale di Dakar, Senegal, 2016;
– Addis Foto Fest, Etiopia, 2016;
– Rencontres Internationales de Photographie de Fès – “Of Authority” Fez, Marocco, 2015;
– Museo di Arte Moderna “Divine Comedy”, Francoforte, Germania, 2014;
– Biennale di arte contemporanea di Göteborg, Goteborg, Svezia 2013;
– Noorderlicht “Nazar”, Gronigen, Paesi Bassi, 2004;
– Incontri di Bamako, Mali, 2003;
– Fotofest di Houston, Texas, Stati Uniti 2006;
– Museo Guggenheim, New York, Stati Uniti 1996.

ESPOSIZIONI PERSONALI

– “Vorrei essere in Egitto”, CAAM, Las Palmas, Isole Canarie, Spagna 2023;
– “Celebrità – Condizione ovina”, Boulevard de la Chapelle, Parigi, Francia, 2020;
– “Al di là”, Jacaranda Gallery, Mese della Fotografia, Amman, Giordania, 2016;
– “Dell’Autorità”, Fez International Photography Festival, Fez, Marocco, 2015;
– “Opere recenti:2010/2014”, Karim Francis Gallery, Egitto, 2014;
– “It’s the Factory” (residenza presso la fabbrica PSA, con Nicolas Frize), Espace 1789, Sant-Ouen, Francia, 2013;
– “Egypt(ies) in the Present”, Galerie Regard Sud, Résonance, Biennale di Lione, Francia, 2011;
– “Latent Portraits – Rencontres Photographiques”, CCF di Fez, Marocco, 2009;
– “Volti d’Egitto”, Musée Henri-Martin, Cahors, Francia, 2009;
– Bédouins aujourd’hui, CCF, Dar el-Anda, Amman, Giordania, 2008;
– L’Égypte est un pays Moderne! Biennale Internationale Photographique de Bamako – Mali, 2007;
– “Il Cairo/Alessandria”, Galerie Karim Francis, Il Cairo,2004;
– “L’Egypte, des hommes, des lieux, des objets », Arrêt sur l’image, Bordeaux, Francia, 1992.

PUBBLICAZIONI

Hammams à Sanaa, Yemen, Geuthner, 2021;
Golgota, Ed. Zingaro, 2013;
Le Centaure et l’Animal, Ed. Zingaro, 2010;
Égypte, Ed. du Chêne, collection c’est le rêve, 2010;
Bédouins aujourd’hui, a cura di Géraldine Chatelard, Ed. CCF d’Amman. 2008; Coptes du Nil, a cura di Christian Cannuyer, Editore L’Archange Minotaure, 2007; Portraits Latents, Afaa Editore, 2006;
Mégapoles / petite planète, Editore Le Serpent à plumes, Hors série,1998; Alexandrie revisitée, a cura di Jacques Hassoun, Editore IMA/Revue Noire, 1998; Impressions d’Afrique du Nord, Saggio, Editore IMA/Revue Noire, 1998.
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Il PARADOSSO della PIETRA

“Nato al Cairo, Nabil Boutros vive e lavora tra Parigi, il Cairo e ultimamente anche nel paesino di Brunella in Sardegna. Il suo lavoro si svolge tra fotografia, pittura, scenografia e installazioni. Dagli anni Ottanta, Boutros esplora temi legati all’identità culturale, alla religione e alla modernità, con un focus particolare sull’Egitto, il Medio Oriente e l’Africa.
Fin dagli anni 2000 assume uno sguardo maggiormente critico, trattando anche tematiche più universali – come il rapporto con il potere nelle sue diverse articolazioni e i sistemi massmediali e di informazione –, utilizzando tecniche e metodologie variegate; proposte con ricercate e complesse installazioni esposte in spazi pubblici e privati.
Le principali istituzioni internazionali che hanno ospitato le opere di Boutros sono state nel tempo: il Guggenheim Museum di New York, l’Institut du Monde Arabe di Parigi, il Museum Moderne Kunst di Fran-coforte e il EMST di Atene. Boutros, inoltre, è autore di volumi dove alla prospettiva fotografica si innesta in modo inestricabile con quella antropologica, entrando in sintonia (ponendosi sulla stessa onda) e in empatia (ponendosi nella stessa condizione sociale e culturale) con comunità di persone collocate fra tradizione e modernità, ad esempio:
i “Coptes du Nil”, indagando la vita dei cristiani copti in Egitto, i “Bedouins aujourd’hui en Jordanie” e non secondariamente la vitalità che s’immerge nell’“Hammams à Sanaa – Yemen”.
Nabil Boutros propone un lavoro visivo ambizioso, che articola con maestria le forme e i contenuti, culture locali e questioni che atten-gono alla dimensione globale, critica sociale ed estetica raffinata. Egli è un artista che nella sua opera condensa una riflessione lucidamente razionale e allo stesso tempo una riflessione strettamente connessa ad una visione poetica, dove i confini dell’una e dell’altra non possono che interagire esteticamente. Tale interazione rappresenta, in maniera profondamente impegnata, il contributo dell’autore alla trasformazione del mondo che lo/ci circonda.
Il suo approccio mette in discussione le norme che sovrintendono i modi della rappresentazione convenzionale, così come il rapporto tra il soggetto e la sua immagine, individuale e collettiva, e invita a riflettere criticamente sulla nostra posizione in un mondo in cui l’autorità, l’immagine e l’identità tendono a sovrapporsi mistificando le reciproche funzioni sociali.
È facile notare come la qualità visiva (luce, grana, chiaroscuro e contesto spaziale/temporale) non serva solo ad esaltare l’aspetto estetico delle forme ma simultaneamente a stimolare il pensiero critico, a non fermarsi alla mera immagine visiva ma a guardare dietro ed oltre, svelando l’essenza e la sostanza da cui sgorga l’energia vitale. Nabil Boutros è un artista che pensa per immagini, un «esploratore del visibile» che cerca di rendere percepibile ciò che i discorsi o gli stereotipi nascondono. Ed è anche un artista che scrive e racconta con parole e testi descrittivi e interpretativi la stessa realtà.
L’idea per l’opera “Delle pietre” nasce dai periodici soggiorni in Sardegna. Boutros è affascinato dai monoliti, come i menhir, o dalle strutture, come i nuraghi e le domus de Janas, che testimoniano l’antica relazione tra l’uomo e le forze della natura, rappresentata anche dalla pietra qua-le simbolo ancestrale di potere, spiritualità e memoria.
Il titolo dell’opera e la sua idea guida derivano da un famoso paradosso: “Un essere Onnipotente può creare una pietra così pesante da non poterla sollevare?” E’ questo un classico dilemma filosofico e teologico col quale si vuole alludere al fatto che se potesse dare origine a una tale pietra l’Onnipotente non sarebbe in grado di sollevarla (limitando così il suo potere), mentre se non potesse crearla, non sarebbe onnipotente in partenza. Il paradosso evidenzia i limiti della logica umana nell’applicare concetti razionali e finiti sul mondo infinito.
L’opera, quindi, non è solo metafisica, ma politica e sociale: riguarda l’ambizione umana, la vanità del potere e la costruzione dell’ego. Boutros trasforma la realtà in metafora: se l’uomo si considera capace di tutto, si confronta con qualcosa che non può affrontare data la sua oggettiva limitatezza. Ecco allora che domande contemporanee connesse al potere, all’identità e alla presunzione di onnipotenza si ricollegano ad antichi concetti che l’uomo contemporaneo credeva di aver definitivamente superato.
La selezione di immagini, che attraverso l’occupazione dello spazio diventano installazione, mostrano pietre monumentali e figure umane al confronto ridotte e insignificanti. Si crea così un divario incommensurabile tra ciò che è grande e piccolo, tra finito e infinito, in compresenza di diverse realtà polarizzate e irriducibili, come la pietra e l’uomo, l’inanimato e l’animato. Questa scala visiva amplifica la riflessione sul limite e sull’arroganza dell’essere umano alienato in un mondo che non riesce più a riconoscere.
Come in tutte le sue opere, le fotografie di Boutros hanno un aspetto contrastato, una pelle chiaroscura: attirano e resistono, come un corpo che si dà e poi improvvisamente si ritira. Le sue immagini non si consumano, ma richiedono una profonda riflessione. Solo così ci
si può accostare alla lettura e comprensione del suo lavoro come uno spazio privilegiato di sospensione e di silenzio, col quale forse è possibile dipanare quel filo rosso fatto di ambiguità e poesia con cui l’artista ci guida attraverso diversi strati di significato”.

(Testo di presentazione di Nabil BOUTROS curato da Susanne HOEHN)
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COMPOSIZIONE e SOMMARIO del CATALOGO della MOSTRA “CAPOVERSO” (costituito da 25 pagine del formato cm. 30×21)

Pag. 1
Copertina Rossa con scritto Mauro ROMBI in giallo e CAPOVERSO in bianco
Pag. 2
Pagina bianca con scritte sul margine destro Mauro ROMBI dritta, Nabil BOUTROS ribaltata e CAPOVERSO dritta
Pag. 3
Pagina contenente quanto segue:
© 2026 Museo della Fotografia
Quaderni del Museo della Fotografia
museodellafotografia@gmail.com
347 2947140
© 2026 Nabil Boutros e Mauro Rombi
Questo catalogo è stato stampato in occasione delle mostra
CAPOVERSO
Nabil Boutros – Mauro Rombi
30 aprile – 15 maggio 2026
Temporary Storing
Via XXIX Novembre, Cagliari
TEMPORARY STORING – FONDAZIONE per l’ARTE BARTOLI-FELTER

Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta, interamente o in parte, memorizzata o inserita in un sistema di ricerca o informazione o trasmessa in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, senza il previo consenso dell’editore.
Graphic Design Mimmo Caruso, Cagliari, Stampato in Italia
GUARDIA dei MORI (parte prima della presentazione di Mauro ROMBI)

Pag. 4
Pagina contenente la seconda e ultima parte della presentazione GUARDIA dei MORI
Pag. 5Due fotografie
… e la pelle bruciata dal sole e dalla salsedine non è poi tanto diversa da quella del moro …
Pag. 6Due fotografie
Senza testo
Pag. 7Due fotografie
… prolungamento del proprio sguardo, sempre cangiante nella mutevole apparenza …
Pag. 8Due fotografie
… allo stesso modo della sabbia del deserto che un implacabile scirocco ci porta con le piogge …
Pag. 9Due fotografie
… dietro l’apparenza del diverso come in uno specchio si cela l’immagine del nostro riflesso …
Pag. 10Due fotografie
Senza testo
Pag. 11Due fotografie
… e l’unica possibilità che può offrire l’arte è forse quella di un dialogo con noi stessi …
Pag. 12
Contiene le note biografiche di Mauro ROMBI
Pag. 13
Copertina rossa a sinistra e bianca a destra, con frecce sù e giù invertite di CAPOVERSO di Nabil BOUTROS
Pag. 14
Contiene le note biografiche di Nabil BOUTROS
Pag. 15 – Una fotografia
… rappresentata anche dalla pietra quale simbolo ancestrale di potere, spiritualità e memoria …
Pag. 16 – Una fotografia
Senza testo
Pag. 17 – Una fotografia
… Nabil è un artista che pensa per immagini, un “esploratore del visibile” …
Pag. 18 – Una fotografia
… della natura, rappresentata anche dalla pietra quale simbolo ancestrale di potere spiritualità memoria …
Pag. 19 – Una fotografia
… l’immagine e l’identità tendono a sovrapporsi mistificando le reciproche funzioni sociali …
Pag. 20 – Una fotografia
Senza testo
Pag. 21 – Una fotografia
… allo stesso tempo una riflessione strettamente connessa ad una visione poetica …
Pag. 22
Contiene la prima parte della presentazione di Nabil BOUTROS curata da Susanne HOEHN
Pag. 23
Contiene la seconda parte della presentazione di Nabil BOUTROS curata da Susanne HOEHN e le note editoriali e copyright del catalogo CAPOVERSO
Pag. 24
Pagina bianca con scritte ribaltate sul margine sinistro, Nabil BOUTROS in giallo, Mauro ROMBI in grigio e CAPOVERSO in nero
Pag. 25
Copertina gialla, con scritta Nabil BOUTROS in rosso e CAPOVERSO in bianco, entrambi ribaltate
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NOTA BENE

Quanto sopra riportato è stato autorizzato da Mauro ROMBI e Nabil BOUTROS, dal “Temporary Storing” della Fondazione per l’Arte Bartoli-Felter e dal Museo della Fotografia (Editore dei Quaderni del Museo della Fotografia).

Gianfranco Ghironi

Ex Docente P.I. MIUR - Pensionato - Animatore Culturale ex Coordinatore/Presidente Centro Culturale "Il Circolo" di Cagliari.

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