EXHIBITION – Angelo LIBERATI alla The Social Gallery di Quartu S. Elena
EXHIBITION – Angelo LIBERATI
alla The Social Gallery di Quartu S. Elena
Mostra a cura di Mariolina COSSEDDU
Direzione Artistica Giovanni CODA
The Social Gallery – Via Eligio Porcu n. 43 – Quartu Sant’Elena
Inaugurazione sabato 1 marzo 2025 – ore 17.30
Visitabile dalle h. 18 alle 20, nei giorni dal martedì al sabato
Dal 1° fino al 22 marzo 2025, con ingresso libero e gratuito.
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The Social Gallery
Associazione Culturale Labor
V-Art Quartu Exposition – 2025
Regione Autonoma della Sardegna
Comune di Quartu Sant’Elena
Fondazione di Sardegna
Fondazione Sardegna Film Commission
V-art Festival Internazionale Immagine d’Autore (30 ed)
presentano ◎◎◎
Sabato 1 marzo 2025 (vernissage) ore 17.30 – The Social Gallery
Angelo LIBERATI Exhibition
a cura di Mariolina COSSEDDU
Direzione Artistica Giovanni CODA
PRESENTAZIONE della MOSTRA e dell’ARTISTA
“Una mostra che vuole essere un omaggio sentito ad un artista con alle spalle una storia lunga una vita, è un impegno e una responsabilità quantomeno plurali e quasi utopici: ripercorrere l’attività di Angelo Liberati in una sintesi visiva e critica appare un azzardo perché significa muoversi comunque su più fronti, su versanti differenti e con intenti che dicano la ricchezza e la complessità di un lavoro che attraversa oltre sessanta anni di storia personale e di storia dell’arte.
Un uomo e un artista apparentemente leggibili nella immediatezza di un dettato linguistico coinvolgente e seduttivo, ribollente di energia e pathos compositivo, magnetico nella dialettica discorsiva, quella delle sue opere e quella di un affabulatore nato. Angelo Liberati è certo tutto questo ma al di là della superficie sdrucciolevole dei suoi lavori ci si ritrova in microcosmi labirintici in cui niente è sicuro e pienamente afferrabile, semmai mentre prevale il dubbio e l’inquietudine tutto si trasforma in altro da sé, tutto è quello che è eppure altro, in un gioco inesauribile di rimandi ed evocazioni vertiginose. Attratto dal cinema come dalla musica, dalla poesia come dalla narrazione giornalistica, Angelo Liberati concepisce l’arte visiva come topografia mobile, giustapposizione incrociata e simultanea di reperti multipli legati tra loro dal gesto pittorico che rivendica, in ogni caso, la sua priorità.
E’ dentro questo universo di tessere pubbliche e private, storiche e recenti, che si snoda un linguaggio che fa dell’ambiguità condizione lirica, del prelievo citazione poetica, del frammento dichiarazione semantica. Si infittiscono così, nelle sue opere, stratificazioni di percorsi storici attraversati dall’artista, dapprima in una giovinezza romana degli anni Sessanta, di cui rimane ancora l’odore della libertà sfrenata e provocatoria e, appena più tardi, l’arrivo nell’isola e la sua capacità di individuare le personalità artistiche più avanzate con cui condividere intenti e sperimentazioni. Già nei primi anni Ottanta fa parte di quel pantheon che Salvatore Naitza aveva individuato come parte di una cultura isolana fuori dagli schemi tradizionali e ripetitivi, in grado di dialogare con il resto del mondo. “Fascino e repulsione, coinvolgimento e distacco nei confronti della vita che oggi, quasi senza scelta, ognuno di noi è portato a vivere: appaiono queste le spinte interne più forti che- scriveva Naitza– Angelo Liberati registra nelle sue pagine figurate, raccogliendo stimoli e testimonianze visive dai muri, dalle informazioni di massa, e mischiandole con una propria anamnesi sentimentale e culturale.” (Venticinque anni di ricerca artistica in Sardegna). Se la Nuova Figurazione è all’origine delle scelte metodologiche, Liberati intuisce, da subito, che, metabolizzate quelle radici, insieme all’amore per il disegno (non si stancherà di ripetere il suo debito nei confronti di uno dei sui riconosciuti maestri come Renzo Vespignani), la propria identità la dovrà trovare superando ciascuna delle componenti assimilate nel tempo ed elaborate in soluzioni che gli saranno proprie e perfettamente riconoscibili. Così sugli esiti della Pop art italiana (quella della Scuola di Piazza del popolo) innesterà l’amore irrinunciabile per le impaginazioni della Poesia visiva e, insieme, certi aspetti della Pittura analitica, trasformando ognuno di quei legami in esplosioni di pura libertà creativa. Consapevole che nelle sue mani e nella sua testa agisce una regia fatta di ragione e inconscio, memoria e casualità, almeno nel risultato finale di ogni opera. E se oggi appaiono decisamente inutili le contrapposizioni tra figuratività e astrazione, Liberati, muovendosi sul filo della conciliazione tra registri diversi, dichiara il valore della pittura come storia della pittura stessa (da qui le differenti tecniche messe in campo) e come bisogno irrinunciabile di proiezione di se stesso nella riflessione che ne deriva sul ruolo dell’arte e dell’artista nella contemporaneità. Attore, testimone e interprete del passato quanto del presente.
Quella di Liberati è dunque, prima di tutto, un’avventura del linguaggio, delle sue possibilità combinatorie, del suo potere di ibridazione e della parola come fatto formale ed estetico prima ancora che semantico. La scrittura diventa allora il denominatore comune nei suoi componimenti dove immagine e forma verbale si inseguono in un circuito visivo di estrema tensione segnica. Il transfert drawing, il collage e decollage, creano così una mappa di segnali attraversabili in più direzioni dove si assiste, soprattutto nelle opere degli anni Settanta, all’estetizzazione diremmo dell’oggetto comune, in quel processo di straniamento a cui ci hanno abituato le poetiche del Novecento ma dato in una originale connessione che è davvero tutta sua. Più di sintesi diremo che di accumulo.
Se la cronaca giornalistica di riporto occupa un posto vicino a Rembrandt o a Caravaggio o un azzardato nudo femminile si dispone illogicamente nello spazio di altri accadimenti, la “verità” che emerge sarà solo opera del destinatario obbligato a stabilire un proprio percorso di lettura nello scenario predisposto all’attraversamento. Il libertinaggio semantico dell’autore diventa allora provocazione, richiamo percettivo dove i brani sospesi nello spazio si sollecitano a vicenda e dove i vuoti e l’indefinito acquistano una funzione di senso quanto l’immagine compiuta. Tanto ci sarebbe da ragionare proprio su una scelta linguistica che fa del frammento e del rapporto tra visibile e invisibile il fondamento della sua poetica. Se, abbiamo sottolineato, nell’opera vive di nuova vita una immagine residua che si porta dietro la sua enigmatica storia precedente (che sia un riporto di giornale o un ritratto di Rembrandt) appare inevitabile il lacunoso segmento di tempo che ne deriva ma che, sorprendentemente, farà proprio del “non detto” la sua cifra stilistica più seducente. Voglio dire che l’immagine ritagliata e proiettata sul bianco della superficie, o spesso volutamente occultata, acquista un forte potere allusivo che rimanda, come sostiene Nicola Gardini, “a una pienezza extra testuale che sta al testo come l’ombra al corpo. Riconoscere il valore dell’omissione significa rimettere la parzialità della scrittura nella totalità del mondo. Significa cercare il senso” (Lacuna. Saggio sul non-detto). Ecco, il lungo lavoro di Angelo Liberati mi pare la strenua ricerca di un senso sempre rinnovato nel divenire temporale delle cose senza mai rinunciare alle proprie radici, anzi, oggi più che mai, riconoscente a quei maestri che lo hanno reso un maestro dell’immaginario contemporaneo”.
(Testo critico di presentazione dell’esperta d’arte Mariolina COSSEDDU)
NOTA BENE
Nella mostra saranno esposte una ventina di opere del M° Angelo LIBERATI, appartenenti a periodi diversi della sua sessantennale attività artistico-culturale, a partire dal 1968 sino ai giorni nostri; realizzate in diversi “formati” e supporti, con l’utilizzo delle tecniche descritte egregiamente nella presentazione critica, elaborata dall’esperta d’arte Mariolina COSSEDDU e più sopra visionabile.
BREVE BIOGRAFIA PROFESSIONALE di ANGELO LIBERATI
(Rilevata dal sito web ufficiale dell’artista http://angeloliberati.it)
“Angelo Liberati nasce a Frascati (Roma) il 2 giugno 1946. L’incontro a Roma, nel 1964, con il pittore italo-argentino Silvio Benedetto è l’occasione per l’apprendimento delle tecniche del mestiere di pittore, attraverso la frequentazione dello studio dell’artista, in via del Babuino, strada storica tra Piazza del Popolo e Piazza di Spagna. Per tutti gli anni sessanta sarà questo il suo percorso preferito per le frequentazioni delle gallerie di punta in quegli anni (Galleria Due Mondi, Il Fante di Spade, L’Attico, La Nuova Pesa). Nel 1970 si trasferisce in Sardegna, dove, a contatto con le neoavanguardie isolane, (Galleria Sinibaldi, Il Basilisco di Francesco Tanda, Arte Duchamp) matura una poetica che combina la rivalutazione dell’elemento pittorico con le pratiche del riporto e del décollage di provenienza “pop”. Programmaticamente il suo segno è permeato dalla influenza di Renzo Vespignani, maestro da sempre e amico fraterno per quasi vent’anni”.
CURRICULUM ESPOSITIVO e DOCUMENTAZIONE VARIA
01. Mostre Personali
02. Mostre Collettive
03. Mostre Murali
04. Opere Grafiche
05. Servizi Radiotelevisivi
06. Documentari
07. Monografie
08. Cataloghi
09. Schede
10. Libri e Riviste Illustrati
11. Bibliografia
12. Testi e Interviste
13. Tesi di Laurea
AVVERTENZA
Per visionare il numerosissimo e interessante materiale, indicato nelle soprastanti 13 sezioni tematiche, si clicchi sul LINK/URL a margine di questa nota, che rimanda direttamente alla pagina specifica dedicata alla biografia e al curriculum espositivo del M° Angelo Liberati, presente nel suo sito web ufficiale: http://angeloliberati.it/pagine/biografia.htm.
INFO e CONTATTI
THE SOCIAL GALLERY – Via. E. Porcu, 43 – Quartu Sant’Elena
E-Mail: thesocialgallery.exposition@gmail.com
Web: https://www.thesocialgallery.it
Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=61554522432382
ANGELO LIBERATI
Web: http://angeloliberati.it/pagine/biografia.htm
Facebook: https://www.facebook.com/angelo.liberati.9
Gianfranco Ghironi
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