I SOCI FONDATORI DEL CONSORZIO

La Vernaccia, il primo vino sardo ad aver ricevuto la denominazione di origine controllata nel 1971, è un vino unico dalla storia millenaria. I produttori sono convinti che sia ora di tutelare, valorizzare e fare informazione, oltre che giocare uniti per colmare lacune sul piano commerciale e promozionale.

Da quella Doc sono passati cinquant’anni, gli ettari vitati si sono ridotti ma c’è la voglia di una rinascita, sollecitata dalla creazione, qualche anno fa, dell’Ecomuseo del Vernaccia di Oristano.

Lo scorso anno la proposta di legge 293 in Consiglio regionale, rubricata “Valorizzazione del vitigno Vernaccia e vino Vernaccia di Oristano Doc”, con primo firmatario Francesco Mura (ora neoparlamentare). Spiega il supporto che può dare la legge per superare «l’anomalia che vive la Vernaccia di Oristano, con un livello qualitativo unico in Italia e raro in Europa ma con il rischio della sua estinzione».

Con la volontà di rilanciare una risorsa territoriale che merita una parte da protagonista e la sua fetta di mercato è nato, a ottobre 2022, il Consorzio volontario per la tutela e la valorizzazione dei vini Doc della Vernaccia di Oristano. Un nuovo tentativo, dopo l’esperienza del passato.

Il Consorzio è stata presentata ufficialmente nei giorni scorsi alla stampa, nella sede Coldiretti di Oristano – che sostiene il progetto – alla presenza del presidente Giovanni Murru e del direttore Emanuele Spanò.

Per Mauro Contini dell’Azienda vitivinicola Contini di Cabras, tra i soci fondatori e fresco di nomina come presidente del Consorzio, le premesse sono molto buone. «Sono estremamente fiducioso perché questa volta abbiamo trovato un gruppo affiatato che ha il solo scopo di fare bene il vino», afferma.

Gli altri soci e componenti del Cda dell’organismo sono Davide Orro della famiglia Orro di Tramatza, Giuseppe Ponti della Cantina della Vernaccia di Donigala, Gianni Serra dell’Azienda Vitivinicola Fratelli Serra di Zeddiani e Mauro Putzolu dell’Azienda Vitivinicola S’Anatzu di Baratili San Pietro.

Le aziende che hanno costituito il Consorzio presentano ognuna la propria storia ma l’obiettivo è condiviso. Secondo Davide Orro, che ha assunto la carica di vicepresidente, il vitigno necessita di un organismo di controllo, di tutela e promozione ed «è fondamentale lavorare con coesione».

«Facevo parte del vecchio consorzio che poi si è arenato. Oggi ci sono facce nuove ed entusiasmo e questo mi ha convinto ad aderire», racconta Gianni Serra agronomo e titolare della Fratelli Serra.

C’è molto lavoro da fare, evidenzia Mauro Putzolu di S’Anatzu:«Non riusciamo ad assaggiare questo vino di livello nella ristorazione. Serve consapevolezza, quindi occorre creare le condizioni per far capire agli altri il nostro vino».

È stato l’agronomo-enologo Aldo Buiani a fornire il supporto tecnico. Ha sottolineato quanto il ruolo dei consorzi sia fondamentale. «In Italia 120 Doc realizzano l’85 per cento del vino italiano e le restanti 400 il 15 per cento», riferisce sui dati precisando che riunirsi in un consorzio è un metodo di lavoro: «Se non si lavora insieme non si va molto lontani».

Manuela Vacca

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