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A colpire subito, con una dolcezza che resta leggiadra e vagante, è il titolo, prima ancora della visione. Perché il titolo del docufilm “Nel nostro cielo un rombo di tuono”, scritto e diretto da Riccardo Milani, appare al contempo epico e poetico.

Al principio c’è il sogno di un bambino, lo stesso regista romano, con il suo quaderno delle elementari e un carico di riverenza e gratitudine. Ci ha costruito sopra un obiettivo grande, senza cedere per vent’anni.

Sino a quando Gigi Riva, per tutti ‘Rombo di tuono’ grazie alla definitiva definizione di Gianni Brera, gli ha detto di sì per il ciak nella sua casa cagliaritana, dove è entrato insieme alla sua troupe con discrezione e rispetto che si deve a chi ha scelto una vita tranquilla, lontana dai riflettori e vicina alla propria indole e a valori più sinceri.

Da quel primo ciak (“Un momento emozionante, sono tornato bambino”, aveva raccontato Milani ai giornalisti alla première al cinema Odissea di Cagliari) il regalo di ritrovare quel ragazzo, nato a Leggiuno e ormai sardo, oltre il fumo della sigaretta che lo accompagna sempre.

Ecco due ore e quaranta che narrano la storia di un uomo che divenne mito, quel fuoriclasse con un primato di gol in Nazionale ancora imbattuto. E che scrisse avvincenti pagine della storia del calcio isolano, di una cavalcata incessante sino allo scudetto, simile a quella dei cavalli selvaggi di Sardegna, non a caso presenti nelle immagini.

Ma tra le testimonianze raccolte tra amici, atleti, e gente comune è ben presente anche la cronaca di un popolo intero che balza finalmente agli onori delle pagine nazionali, come se il resto d’Italia vedesse i sardi per la prima volta. Gli emigrati in “Continente”, grazie ai risultati sportivi, sentivano in prima persona questa trasformazione in atto appena le porte dello stadio si chiudevano.

Naturalmente c’è la vita di un ragazzo di umili origini con una passione per il pallone superiore solo al proprio talento, del suo trasferimento in un’isola di cui aveva paura ma che poi fece propria e non abbandonò più, neanche quando i soldi in ballo erano tantissimi.

Gigi Riva nel film

Ben riuscita l’operazione di Milani, che porta il mare cittadino in apertura e in chiusura (con un originale pennellata finale). Lascia in primo piano Gigi Riva che parla poco e si fa raccontare molto.

Tra l’altro da Gigi Buffon, Roberto Baggio, Sandro Mazzola, Enrico Albertosi, Nicola Barella, Gianfranco Matteoli e Gianfranco Zola. Incisivo il contributo alla narrazione di Massimo Moratti che sa spiegare l’uomo, il campione e il suo tempo. L’amicizia nata con De Andrè è un’immagine delicata a cui si sono prestati i rispettivi figli, Cristiano e Nicola.

Viene restituita la figura reale di un agonista potente, coraggioso in azione ma sempre riservato e puntualmente modesto come il suo sincero “ci provo”, testimoniato dai filmati d’epoca e detto innanzi tutto a sé stesso quando c’è da portare a segno un risultato. Che ha ispirato altri, che ha fatto nascere l’urgenza plurigenerazionale di indossare la maglia numero 11.

Un uomo che non scende a compromessi. Piuttosto, da team manager, scende per protesta dal pullman della Nazionale in giro a Roma per festeggiare la vittoria dei Mondiali di Germania, quando qualcuno dei politici tenta di salire sul carro.

Nella narrazione però il regista rende protagonista anche l’intera Sardegna, con la cura e il rispetto di chi da tempo frequenta l’isola. Sempre presenti i costumi tradizionali e i balli, i Mamuthones di Mamoiada, molteplici gli accostamenti all’archeologia che potrebbero risultare didascalici se non fosse evidente la ricerca autentica di radici e senso di appartenenza.

Ci sono i commenti dei sardi, per esempio dell’antropologo Bachisio Bandinu e del ristoratore cagliaritano Giacomo Deiana. Poi le voci del canto a tenore di Bitti, Orgosolo, Neoneli. Le musiche di Paolo Fresu e Andrea Guerra sostengono con delicatezza le emozioni (Riccardo Milani ne aveva parlato anche con SE24).

La fotografia è firmata da Saverio Guarda, con cui Milani ha instaurato un proficuo sodalizio professionale. La produzione è di Wildside, Vision Distribution, in collaborazione con Sky e con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione Sardegna Film Commission, del Comune di Cagliari, della Fondazione di Sardegna e del Cagliari Calcio.

Gigi Riva amava girare in lungo e largo l’isola. Le riprese sono state fatte per questo motivo in diverse zone della regione in cerca delle testimonianze. Nei bar dove si parla di calcio e di vita con gli amici. E Rombo di tuono è un uomo che ha tanti amici tra la gente comune.

Manuela Vacca

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