Pannelli solari

Nella foto (Pixabay) i pannelli solari in un’abitazione

Stiamo vivendo tempi complessi, con un aumento delle materie prime energetiche iniziato già mesi prima che il conflitto Russia – Ucraina irrompesse in tutta la sua drammaticità.  Vediamo di capire l’origine di questi rincari, così come di condividere alcuni consigli su come risparmiare, a partire dai consumi domestici.

Raramente si verifica una condizione come quella attuale, in cui tanti beni nello stesso momento subiscono un aumento contemporaneo dei prezzi come risultato di diverse condizioni, tra cui, in primis, l’aumento del prezzo dei prodotti energetici che ha influito sull’aumento generalizzato dei prezzi.

Nella storia, un caso analogo si verificò 49 anni fa, tra il 1973 ed il 1974, quando, in una situazione di riduzione dell’offerta e aumento della domanda, i paesi arabi membri dell’Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries) decisero di tagliare drasticamente le esportazioni di greggio nei confronti dei paesi occidentali che avevano sostenuto Israele nella Guerra dello Yom Kippur. I paesi europei introdussero una serie di misure dette “austerity” per poter gestire la situazione.  In Italia alcune delle misure austerity portarono all’alternanza delle targhe e vennero ridotti i limiti di velocità; gli esercizi pubblici avevano l’obbligo di riduzione degli orari d’apertura, così come cinema e teatri; la tv di stato terminava i programmi entro le 23. L’illuminazione pubblica venne ridotta e l’uso delle scritte o insegne luminose proibito. L’Enel (allora monopolista pubblico) venne autorizzata a ridurre la potenza erogata.

Questa esperienza segnò notevolmente l’opinione pubblica e diede il via alle politiche di risparmio ed efficienza energetica di molti paesi europei che, memori di quanto accaduto, decisero di investire sulle risorse alternative per essere meno dipendenti dalle scelte politiche di altri stati. L’Italia però non seguì questa strada e continuò ad essere uno dei paesi europei con i maggiori interessi nel petrolio e nel gas e a subire eventi contingenti che portano, inevitabilmente, all’aumento dei prezzi e alle speculazioni. La guerra tra Russia e Ucraina è solo l’ultimo degli esempi.

Tra gli eventi contingenti, certamente anche l’andamento climatico da anni influenza la domanda di combustibili: il rigido inverno negli Stati Uniti ha portato ad un considerevole aumento della domanda di combustibili da parte dei consumatori americani, trainato inoltre dalla ripresa economica dopo i due anni di chiusure legate alla pandemia, con la conseguenza di una spinta in alto del prezzo di tutte le materie prime energetiche, incluso il prezzo del carbone.  Non sempre però il calo della domanda determina un calo dei prezzi, perché questo è legato al tipo di contratto in essere tra stati acquirenti e stati venditori. Nonostante questa forte dipendenza da dinamiche di mercato pressoché incontrollabili, e a fronte di un’innovazione tecnologica che ci porta oggi numerose alternative, la domanda di materie prime energetiche – a parte alcune parentesi durante il lockdown – è in continua crescita e questo è un paradosso.

Perché succede questo? Certamente non esiste una risposta univoca. Una delle prime ragioni è nella crescita della popolazione mondiale: siamo oggi 8 miliardi e nel 2050 il pianeta avrà una popolazione di 10 miliardi. Soprattutto nei paesi in deficit di sviluppo la percentuale di popolazione giovane è elevata. In alcuni di questi paesi, dall’India alla Nigeria, sta crescendo il benessere economico e con essi la richiesta di beni tipici delle classi agiate delle economie occidentali. Un’altra ragione sta nella progressiva elettrificazione di oggetti e servizi che prima non erano elettrici: se da una parte porta delle soluzioni, dall’altra genera il così detto “rebound effect”, il fenomeno per cui spesso all’efficientamento nell’uso di una risorsa non segue una corrispondente riduzione nell’effettivo utilizzo di tale risorsa, in alcuni casi si verifica addirittura un incremento dei consumi. È il caso appunto degli apparecchi elettrici, più efficienti e più performanti, che portano ad un maggior uso degli stessi, considerato anche il fatto che l’8 per cento e il 10 per cento del consumo annuo di una famiglia europea è dovuto soprattutto allo standby degli elettrodomestici che non vengono spenti del tutto.

Sempre a riprova della forte correlazione tra cambiamenti climatici e aumento dei consumi: se il riscaldamento globale sta portando ad inverni miti che portano ad una riduzione della necessità di riscaldare gli ambienti, dall’altro determina estati roventi anche in climi relativamente freschi, come quelli del centro e nord Europa, creando la necessità di raffrescare gli ambienti: infatti, mentre alla fine del secolo scorso il picco di consumo elettrico si registra nei mesi invernali, in questo secolo il picco di consumo si registra d’estate.

Cosa si può dunque fare per ridurre il consumo di energia?  Certamente si può iniziare a modificare alcune delle nostre cattive abitudini. Nei 22 consigli Medsea per ridurre l’utilizzo dell’energia, certamente quello di spegnere le luci nelle stanze in cui non si è presenti, così come quella di prendere la buona abitudine di staccare le prese elettriche quando i dispositivi non sono in uso, incluso il modem, tra i dispositivi più “onnivori” di energia delle nostre case. Abbassare il riscaldamento di qualche grado rispetto alle nostre abitudini e, magari, anche iniziare a farne a meno, coprendosi di più in casa (viceversa in estate), può aiutare a ristabilire il giusto equilibro tra la temperatura interna – ideale a 20° – ed esterna. Proprio su questo tema, per favorire un maggior benessere termico nelle abitazioni, il consiglio è quello di considerare una “casa passiva”: le abitazioni passive richiedono circa l’85% in meno di energia di un’abitazione standard e possono essere oggi completamente autosufficienti.

Vania Statzu, vicepresidente Medsea

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